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Trenta scavi clandestini vicino all’area archeologica di Eraclea Minoa

Sono tornati. Ancora una volta, senza essere visti da nessuno, nel terreno confinante con il perimetro dell’area archeologica di Eraclea Minoa, si sono messi al lavoro abusivamente i “tombari”. Come è praticamente da anni. Trenta scavi clandestini – questa volta di piccolo diametro e profondi da 10 a 30 centimetri – sono stati effettuati alla ricerca di reperti archeologici. Lo scorso ottobre, invece, sono stati effettuati un centinaio di scavi, alcuni dei quali piuttosto profondi.

Fatta la scoperta, un dipendente del museo Eraclea Minoa è corso alla stazione dei carabinieri di Cattolica Eraclea e ha denunciato. L’area è ora parzialmente “coperta” da sistemi di videosorveglianza. Ed è proprio sui video che, a quanto pare, ieri si stavano concentrando i militari dell’Arma, coordinati dalla Procura.

Una cosa sembra ovvia: se i “tombaroli” tornano – e ad Eraclea Minoa lo fanno ciclicamente – alcuni reperti archeologici vengono necessariamente portati alla luce. Non sarebbero così sistematicamente presenti e al lavoro se non lo fossero.

Non è chiaro – non può essere – se i malviventi, effettuando gli scavi archeologici abusivi, in quest’ultima circostanza, siano riusciti a scovare ed accaparrarsi dei reperti. Probabilmente essendo buchi piccoli e poco profondi, potrebbe anche essere andato male.

Lo scorso ottobre, infatti, sono stati scoperti un centinaio di scavi clandestini e prima ancora, a fine maggio, erano state trovate una quarantina di fori identici. Alla fine di febbraio, sempre l’anno scorso, erano stati trovati un centinaio di piccoli scavi, buche profonde da 10 a 30 centimetri. La “sceneggiatura” va avanti da anni, ma negli ultimi tempi sembra ripetersi sistematicamente. Gli scavi sono anche, purtroppo, il chiaro, inequivocabile segno che qualcuno non solo riesce a sgattaiolare dentro, ma forse riesce anche a trovare reperti archeologici. Spetterà all’attività investigativa dei carabinieri stabilire se, come sembra facile ipotizzare, la “mano” sia sempre la stessa.

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