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Relazione della presidente di Ania, Bianca Farina, all’assemblea del 5 luglio

Quale sarà il futuro del futuro?”. Domanda che può avere senso solo se, nella risposta, ci sforziamo di evitare i luoghi comuni, le banalità, la propaganda e le manipolazioni. In questo presente, così complesso e problematico, è difficile pensare al futuro prossimo e ancor di più al “futuro del futuro”. Incombe una crisi alimentare che potrebbe coinvolgere almeno un terzo della popolazione mondiale, con le inevitabili, tragiche, ripercussioni economiche e non solo. Sul piano sociale non possiamo dimenticare l’accentuarsi delle diseguaglianze, la troppo elevata disoccupazione, soprattutto dei giovani e delle donne, le continue morti sul lavoro, i femminicidi, le violenze e gli abusi. Malgrado tutti gli sforzi e i sacrifici fatti, non siamo ancora riusciti a liberarci dal Covid-19. La pandemia e la guerra nel cuore dell’Europa ci hanno proiettato nella zona grigia dell’incertezza, che si affronta solo con cambiamenti coraggiosi, leader determinati, l’affermazione di strategie solidali. “Insieme siamo responsabili del futuro della Repubblica”, ci ha ricordato il Presidente Mattarella, la cui rielezione è garanzia di certezza per il futuro. La guerra sta provocando danni, al momento calcolabili solo in parte, sta favorendo la frammentazione economica e la formazione di “blocchi”, mettendo a rischio proprio quella globalizzazione che ha contribuito, pur nelle sue molteplici contraddizioni, a sollevare dalla povertà miliardi di persone.

Per ora registriamo un rallentamento della crescita globale: secondo il Fondo Monetario Internazionale, dal 6,1% nel 2021 al 3,6% nel 2022. In Italia, si passerebbe, secondo le previsioni di Consensus, dal 6,6% del 2021 al 2,5% di quest’anno. È però forte l’incertezza che aleggia sulle previsioni, come evidenziato nelle ultime settimane dall’andamento fortemente negativo dei mercati finanziari. Dal punto di vista monetario, la dinamica dell’inflazione rende più difficile il compito delle Banche centrali, impegnate – nello stesso tempo – a fronteggiare le pressioni dei prezzi e a salvaguardare la crescita economica. L’inflazione rimarrà elevata molto più a lungo di quanto immaginavamo soltanto sei mesi fa. Per il 2022, nelle economie avanzate è prevista dal FMI al 5,7%, mentre in Italia le ultime previsioni convergono su valori superiori al 6% in media d’anno. Un impatto pesante. Queste condizioni potrebbero peggiorare ulteriormente, soprattutto se tra lavoratori e imprese dovesse radicarsi la convinzione che l’inflazione rimarrà elevata nel medio termine. Per questo è giusto l’appello rivolto alle parti sociali dal Governatore Visco, affinché sia evitata una “vana rincorsa fra prezzi e salari” e sia definito un recupero del potere di acquisto degli stipendi basato essenzialmente su “aumenti una tantum”, a meno che non si verifichi un significativo incremento della produttività.

A seguito della vigorosa espansione fiscale resa necessaria in molti Paesi per contrastare gli effetti della pandemia, i livelli di debito sono ai massimi storici e i Governi sono più esposti che mai al rialzo dei tassi. Ciononostante, i Governi stessi hanno il delicato compito di sostenere i più vulnerabili, proteggendoli dall’aumento del prezzo del petrolio, del gas e del cibo, anche attraverso una riconsiderazione delle priorità di spesa. La decisione della BCE di annunciare l’avvio del rialzo dei tassi, senza contemporaneamente prevedere un adeguato meccanismo per evitare inopinate impennate degli spread, ha alimentato turbolenze sui mercati e costituito un problema in più per economie come la nostra, gravate da ingenti stock di debito pubblico. È ora necessario definire e rendere operativo il meccanismo di intervento annunciato dalla BCE, senza trascurare che il suo successo deriverà essenzialmente dalla sua credibilità e dal fatto di essere supportato dalla comune volontà politica dei grandi Paesi europei.

Purtroppo, le tensioni geopolitiche sembrano spianare la strada a un mondo di “blocchi” contrapposti. Blocchi che non potranno comunque sfuggire a futuri mutamenti del virus, né rimanere indifferenti al cambiamento climatico o al progressivo invecchiamento demografico, destinato ad accrescere i bisogni di protezione contro i rischi sanitari e ad avere ripercussioni importanti sui sistemi di welfare. E ancora: le opportunità di crescita poste dall’innovazione tecnologica implicheranno un aumento dei rischi cyber di enorme portata. È evidente che siamo di fronte a una concatenazione di trend globali, in grado di impattare gravemente sull’intera società e per i quali serve studiare e concordare risposte altrettanto globali, che coinvolgano tutti gli attori economici, politici, sociali. L’ampiezza delle sfide, in altre parole, richiede uno sforzo comune e collettivo. Risposte singole, non coordinate, porterebbero al fallimento, a una sconfitta che non possiamo permetterci.

Costruire il “futuro del futuro”

È possibile, allora, in questo contesto, volgere lo sguardo al “futuro del futuro”? Inevitabilmente il “futuro del futuro” sarà come noi lo costruiremo, con il realismo e il pragmatismo che ci insegna la storia. Saranno necessari pianificazione, investimenti, politiche attive, giustizia sociale, sostenibilità e cambiamento. Un realismo e un pragmatismo dove ciascun attore, politico, economico e sociale, nel pubblico e nel privato e in ogni ruolo, deve fare consapevolmente la sua parte. Non c’è più tempo per rimandare il futuro al futuro. Occorre scrivere un nuovo, fondamentale, ambizioso capitolo della storia politica ed economica mondiale, sulla scia di quello costruito e ben riuscito per far fronte alla crisi pandemica. L’Europa, in particolare, si è dimostrata all’altezza dei suoi compiti e delle aspettative dei suoi popoli, prendendo decisioni innovative e coraggiose. È oggi necessario avere la forza, la lungimiranza di adottare le riforme indispensabili – e a tutti ben chiare – per un migliore funzionamento delle istituzioni comunitarie e giungere, finalmente, a un bilancio europeo finanziato anche attraverso l’emissione di debito comune. “Dobbiamo mostrare ai cittadini europei che siamo in grado di guidare un’Europa all’altezza dei suoi valori, della sua storia, del suo ruolo nel mondo”, così si è rivolto al Parlamento comunitario il Presidente Draghi, dando nuova forza alla leadership italiana nel contesto europeo. Per quanto riguarda il nostro Paese, il PNRR ha permesso di delineare importanti interventi e riforme volti a favorire lo sviluppo economico, la competitività e la resilienza. Sono riforme indispensabili, da troppo tempo attese, e che, proprio per questo, occorre adesso realizzare in tempi rapidi, superando le divisioni e gli interessi particolari. È necessario liberare il sistema produttivo dal groviglio di inadeguatezze e vincoli.

La necessaria riforma del welfare

A questo proposito, vorrei evidenziare la necessità di rafforzare l’attenzione e le risorse sulla riforma del sistema di welfare, un tema di primaria importanza alla luce dei trend demografici e dei conseguenti maggiori bisogni di protezione dei cittadini. In uno scenario che vede sempre più la necessità di fornire risposte coordinate a sfide globali, l’assicurazione riveste un ruolo primario. È un attore consapevole, è il suo mestiere, la sua mission, la sfida sempre più alta del suo modo di rispondere ai bisogni di tutti. Come gestore professionale dei rischi e grande investitore istituzionale, l’assicurazione fornisce un contributo sostanziale al rafforzamento della resilienza e alla promozione di una crescita sostenibile. Ma per valorizzare appieno il suo contributo, occorre che il nostro settore, già fortemente impegnato su questi fronti, sia sempre più coinvolto nella definizione delle risposte alle principali e decisive sfide, insieme agli altri attori, pubblici e privati.

Risultati e trend del mercato assicurativo italiano

Vediamo insieme alcuni risultati e trend di breve periodo del settore assicurativo italiano, che illustrano compiutamente il suo ruolo strategico nell’economia.

Nel 2021 i premi complessivi Vita e Danni hanno raggiunto 140 miliardi di euro, in aumento del 3,8%, tornando così al livello del 2019. In particolare, i premi Vita, il risparmio che gli italiani ci affidano, hanno segnato un risultato di 106 miliardi, in crescita del 4,5%. Molto significativo è stato l’incremento dei prodotti multiramo, prodotti in grado di adattarsi al cambiamento degli scenari economico-finanziari, delle preferenze dei risparmiatori, delle aspettative dei clienti nel corso del tempo. I premi Danni, con una raccolta di 34,1 miliardi, sono aumentati del 2%, per effetto di una ulteriore riduzione dei premi r.c. auto del 4,5% e di un apporto positivo, pari a quasi il 6%, degli altri rami Danni. Si conferma così una domanda di protezione in crescita, seppure ancora insufficiente per superare la situazione di sottoassicurazione che connota il nostro Paese. Gli investimenti complessivi hanno sfiorato i 1.050 miliardi ed è proseguito il trend di diversificazione di portafoglio con l’incremento di asset alternativi. Restiamo, dunque, grandi investitori istituzionali e orientati verso investimenti sostenibili di medio-lungo termine.

In questa prospettiva si colloca il successo della nostra iniziativa di un Fondo per gli investimenti infrastrutturali, che di recente ha annunciato il final closing con una raccolta di 516 milioni, ben oltre il target iniziale. L’indice di solvibilità, indicatore della solidità del settore, è aumentato rispetto al 2020, risultando pari a 2,5 volte rispetto al minimo richiesto dalle norme. Nei primi mesi del 2022 il settore sta dimostrando una significativa capacità di resilienza al peggioramento dello scenario economico; come ha recentemente osservato il Presidente dell’IVASS, non vi sono segnali di allarme. In particolare, si conferma il trend di crescita dei rami Danni non auto, mentre nel Vita, malgrado una riduzione dei premi, la raccolta netta resta ancora positiva.

Il biennio 2022-23 presenta però molte incertezze per l’economia italiana e, quindi, per le nostre Compagnie, che debbono fronteggiare il rallentamento della domanda dei risparmiatori, i timori di un aumento del costo dei sinistri nei rami elementari, oltre che la perdita di valore del portafoglio titoli, a causa del repentino rialzo dei tassi di interesse. Su quest’ultimo argomento auspichiamo che, in tempo per l’applicazione nelle semestrali, sia reiterato il provvedimento, già operativo nel triennio 2018-2020, che sterilizza le fluttuazioni dei valori sugli attivi nei bilanci redatti a principi contabili locali. Sarebbe inoltre opportuno, in vista della chiusura dell’esercizio, limitare l’entità da appostare a riserva indisponibile alla sola quota delle minusvalenze che possono gravare effettivamente sul conto economico delle compagnie. Per le assicurazioni italiane si tratta di affrontare, per la prima volta dagli anni ‘80, uno scenario di tassi in rialzo e di soddisfare la domanda, da parte dei risparmiatori, di protezione rispetto all’inflazione. Di per sé, tassi più alti non sono un problema per la nostra industria, ma la velocità del rialzo rende di cruciale importanza riuscire a mantenere una raccolta positiva, per garantire investimenti con rendimenti sensibilmente superiori rispetto a quelli ottenibili solo pochi mesi fa. In definitiva, dobbiamo essere molto attenti alle valutazioni congiunturali, ma non dobbiamo perdere di vista le prospettive di lungo termine, che continuano a indicarci la necessità di aumentare la protezione degli italiani, pianificando e gestendo soluzioni assicurative innovative e sostenibili.

L’assicurazione per ampliare la rete di protezione sociale

Per proteggere gli italiani è innanzitutto necessario garantire uno sviluppo sostenibile della nostra economia. Malgrado la situazione attuale, la transizione ecologica non potrà essere rallentata. Il nostro settore è determinato a garantire un fattivo contributo, integrando i principi ESG nell’intera operatività e nella governance delle nostre imprese. In tema di welfare intendiamo investire in complementarità con il PNRR. Per quanto riguarda le necessarie integrazioni al nostro prezioso sistema pubblico, in particolare quello previdenziale, vogliamo favorire la diffusione delle coperture integrative (che in Italia rappresentano solo il 6% del finanziamento complessivo delle pensioni, contro il 50% nel Regno Unito e il 52% nei Paesi Bassi). A tal fine, svilupperemo iniziative mirate e innovazione di prodotto. In tema di sanità, il ruolo del settore evolverà verso nuove soluzioni con l’obiettivo, ad esempio, di rendere la spesa sanitaria mutualizzata accessibile ai soggetti più vulnerabili e di promuovere l’offerta assicurativa di percorsi di prevenzione. Una quota significativa della spesa diretta (out of pocket), oggi pari a 34 miliardi di euro all’anno, potrebbe così transitare verso forme mutualizzate del rischio per aumentare la protezione e l’economicità dei servizi.

Il ruolo della sanità integrativa potrebbe evolvere da una logica basata sul rimborso della prestazione a una presa in carico di cittadini e pazienti lungo l’intero percorso della salute, grazie in larga parte allo sviluppo della telemedicina. Vogliamo portare il nostro contributo anche per quanto riguarda il tema della non autosufficienza. Proponiamo l’istituzione di un sistema integrativo all’interno del quale le assicurazioni potranno concorrere, in partnership con il pubblico, al finanziamento e alla copertura dei bisogni di cura e assistenza nelle età avanzate. È perciò evidente che, per ampliare significativamente la protezione delle persone lungo tutto l’arco della vita, è indispensabile che il sistema pubblico disegni un efficace e bilanciato pacchetto di contributi e incentivi fiscali, in grado di favorire l’assunzione di responsabilità dei cittadini. Nel caso della non autosufficienza, è necessaria una riforma sostanziale, sviluppata secondo logiche di cooperazione pubblico-privato.

Anche il settore agricolo, così rilevante per il nostro Paese, è largamente sottoassicurato, malgrado i contributi pubblici sulle coperture e la forte esposizione ai danni derivanti dal cambiamento climatico. La siccità di quest’anno ne è purtroppo una ulteriore grave dimostrazione. Il Governo sta lavorando a una riforma del sistema di coperture: si tratta di un’opportunità da non perdere per recuperare efficienza e sostenibilità. Gli assicuratori innoveranno e amplieranno l’offerta anche attraverso coperture modulari di filiera agroalimentare, promuovendo – nel contempo – la cultura del rischio e della prevenzione.

Queste considerazioni ci portano al più generale tema delle calamità naturali, un’area in cui gli appelli all’azione, specie in relazione agli impatti del cambiamento climatico, diventano sempre più pressanti. È evidente che occorre dotare l’Italia di un sistema misto di gestione dei rischi catastrofali, in analogia con quanto si riscontra all’estero, in modo da accrescere la resilienza di cittadini e imprese di fronte a eventi avversi in fortissimo aumento. Si tratta forse dell’ultima finestra di opportunità per allinearsi ai migliori standard internazionali, riducendo la vulnerabilità del nostro territorio che frena le possibilità di crescita e rischia di far aumentare le disuguaglianze.

Va sottolineato anche l’importante ruolo che il nostro settore può svolgere a sostegno dell’economia produttiva, come ad esempio è avvenuto durante la pandemia con le iniziative a favore dei dipendenti, degli agenti, dei clienti e con l’innovativo supporto offerto al credito commerciale. Oggi, in un momento particolarmente difficile, questo nostro impegno si concretizza in una nuova partnership con la SACE, iniziativa che, attraverso una garanzia pubblica, favorirà il rilascio di fideiussioni assicurative alle piccole e medie imprese per ottenere la dilazione dei pagamenti sui consumi energetici.

Il ramo RC Auto

Per quanto riguarda il ramo R.C. Auto, nei primi mesi del 2022, malgrado il balzo dell’inflazione, si registrano prezzi in ulteriore, significativa diminuzione. Si è così ridotto drasticamente il divario dei prezzi rispetto alla media europea, da 213 euro nel periodo 2008-2012 a 47 euro nel 2021, nonché tra le diverse aree del territorio nazionale. Dobbiamo però essere consapevoli che stiamo entrando in una nuova fase. L’inflazione è destinata ad avere un impatto sul costo dei sinistri, già in crescita nel 2021, e si rendono perciò ancor più necessarie riforme organiche del sistema che lo rendano sostenibile nel medio-lungo termine. Mi riferisco, in particolare, alla revisione del bonus-malus, alla modifica dell’imposizione fiscale sui premi, molto penalizzante nel confronto con l’Europa, alla definizione univoca del risarcimento dei danni per lesioni gravi alla persona.

L’innovazione e il capitale umano

I tanti cambiamenti descritti, quelli già pianificati e quelli auspicati, per i quali disponiamo di proposte e progetti operativi, rendono evidente l’imponente processo di innovazione che attraversa il nostro sistema assicurativo. Processo supportato dall’incessante sviluppo tecnologico e sempre orientato a migliorare i nostri servizi ai clienti non solo in termini di customer experience, ma anche e soprattutto in funzione dell’evoluzione dei loro bisogni. Innovazione, digitalizzazione e sostenibilità caratterizzano oggi tutte le nostre iniziative, i processi, i prodotti, i modelli di business. Si tratta di un percorso virtuoso e impegnativo, che orienta i piani industriali delle nostre Compagnie e le considerevoli risorse impegnate. Un trend di sviluppo che non deve fermarsi né rallentare, ma deve migliorare costantemente con forza e tenacia.

Tutti gli operatori del settore assicurativo considerano importante, anzi fondamentale, il “capitale umano”: le preziose risorse che operano all’interno o vicine alle aziende. Un’attenzione specifica è rivolta all’obiettivo della parità di genere: la quota delle donne nelle nostre imprese sfiora il 50%, negli ultimi dieci anni è progressivamente cresciuta quella delle donne manager. Molto rilevante è stata, e continua a essere, l’attività di formazione e riqualificazione delle nostre persone. La diffusione della cultura del rischio e dell’assicurazione rimane per noi un tema strategico. Prestiamo particolare attenzione ai giovani per i quali abbiamo, tra l’altro, avviato un piano che punta a coinvolgere 200 ragazze e ragazzi ad alto potenziale, selezionati e formati dalla nostra Associazione attraverso partnership con prestigiose Università.

L’obiettivo è offrire a studentesse e studenti percorsi di formazione di alto livello, in grado di valorizzare i loro talenti, formando quindi i futuri leader del settore e creando un canale di accesso preferenziale al recruiting da parte delle nostre compagnie e dell’ANIA stessa. Nel mese di giugno sono iniziate, con una piena compattezza dell’industria e in un clima di costruttivo confronto con le organizzazioni sindacali di categoria, le trattative per il rinnovo del contratto collettivo nazionale dei dipendenti assicurativi. Si tratta di un’occasione importante per portare elementi di modernità anche alla luce degli effetti, inevitabili e progressivi, della digitalizzazione sulle attività e sulla organizzazione del lavoro. Siamo fiduciosi che, insieme con le Organizzazioni Sindacali, saremo in grado di raggiungere un positivo risultato per i lavoratori e per le imprese. La trattativa per la definizione del nuovo contratto nazionale Agenti, dopo un avvio promettente e collaborativo, è stata interrotta per posizioni inconciliabili sul tema del trattamento dei dati del cliente. Auspico che un’adeguata riflessione all’interno dei sindacati Agenti possa far convergere il confronto verso obiettivi condivisi e integrati di Compagnie e reti agenziali.

La regolamentazione

A valle di questo scenario sui temi più importanti, attuali e prospettici per il settore, non posso non rivolgermi ai nostri regolatori. Dopo anni in cui la produzione normativa è stata molto intensa, con l’introduzione continua di nuovi vincoli e adempimenti, è ora giunto il momento di invertire la rotta. Il mercato ha bisogno di un vero, concreto processo di semplificazione: lo richiedono tutti i nostri clienti, per rendere il servizio assicurativo più accessibile ed efficace. Dobbiamo, dunque, procedere speditamente in questa direzione. È inoltre fondamentale mettere il settore nella condizione di proseguire la propria mission in tema di raccolta di risparmi di medio-lungo termine con prodotti Vita garantiti di ramo I. Questi prodotti hanno urgente bisogno di opportune riforme che ne favoriscano l’innovazione tramite soluzioni che integrino garanzie finanziarie, protezione assicurativa e bassa volatilità. Soluzioni più moderne e più aderenti alle condizioni attuali dei mercati. Anche per i prodotti linked è necessario raggiungere un assetto più flessibile, coerente con le regole europee, rispetto a quello presentato in consultazione dall’Istituto di Vigilanza che rischierebbe di indebolire sensibilmente la competitività delle nostre imprese. In relazione agli investimenti, rammento ancora una volta l’opportunità di consentire alle gestioni separate assicurative di investire in PIR. Ciò determinerebbe una spinta al flusso di risparmio diretto verso il sistema produttivo, mai così essenziale. Più in generale, occorre incentivare gli investimenti a lungo termine nell’economia reale. Sotto questo profilo, la riforma di Solvency II, tuttora in corso, offre l’opportunità di rafforzare gli strumenti anticiclici previsti dalla normativa e definire un assetto regolamentare più favorevole. È necessario rafforzare il quadro delle regole per la finanza sostenibile, che deve essere caratterizzato da coerenza, proporzionalità, elevata qualità dei dati ESG, un’ordinata tempistica di implementazione. Solo a queste condizioni la spinta normativa non rimarrà un mero esercizio di compliance, ma diverrà una vera e concreta “roadmap” del cambiamento. Auspichiamo che, anche con il nostro contributo di osservazioni e proposte, la regolamentazione e la normativa in genere possano trovare soluzioni ai molti temi all’attenzione, necessarie per consentire alle imprese di continuare a competere in mercati sempre più complessi e in ambiti socio-economici sempre più difficili.

Chiudo con un sentito grazie ai nostri associati che, con costante attiva partecipazione, hanno ispirato le innumerevoli azioni, i tanti risultati raggiunti, i progetti di ANIA. Ringrazio tutti i colleghi della nostra Associazione, inclusi quelli della Fondazione, del Forum ANIA Consumatori e di ANIA Safe, per l’impegno e la professionalità che hanno sempre espresso. Al Governo, al Parlamento, ai regolatori vorrei dire che siamo qui, ancora una volta, per assicurare il nostro contributo al Paese al quale siamo fieri di appartenere. Chiediamo solo la definizione di regole chiare e stabili nel tempo, che rendano più efficace il nostro lavoro e consentano la costruzione di nuovi e più efficienti corridoi dove le nostre specificità possano incontrare i bisogni di cittadini, sistema produttivo, istituzioni. In una parola il Paese reale, lo Stato. Tanto più che, per citare John Stuart Mill, il valore di uno Stato è il valore degli individui che lo compongono. Una buona società, efficiente e organizzata, stimola opportunità e partecipazione, produce benessere collettivo diffuso, ammortizza tensioni sociali, stempera estremismi ideologici e comportamentali, induce all’apertura e all’integrazione. Un percorso virtuoso del quale – senza inutili protagonismi ma con spirito di collaborazione tra istituzioni pubbliche e stakeholder privati – ci sentiamo non semplici viandanti ma attori primari e determinati a supportare attivamente lo sviluppo economico e sociale del Paese. Noi ci siamo, ci siamo nel presente e ci saremo nel “futuro del futuro”.

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