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Regionali, il Cga conferma l’esclusione della lista Italia Sovrana

I giudici del Consiglio di giustizia amministrativa (Cga) hanno confermato l’esclusione dalla lista Italia Sovrana, respingendo il ricorso presentato da Fabio Maggiore, candidato alla presidenza della Regione Siciliana. I giudici di appello amministrativo, presieduti da Rosanna De Nictolis, hanno confermato la decisione di primo grado. Le liste erano state escluse per vizi di forma dall’ufficio centrale regionale per l’elezione del presidente della Regione Siciliana presso la Corte d’Appello e dall’ufficio territoriale del governo.

L’elenco regionale è stato respinto perché la sottoscrizione del mandato alla presentazione dell’elenco è stata autenticata da persona non autorizzata, da un avvocato e non da un notaio. «Nel disciplinare la struttura delle competenze in materia di autenticazione della firma, il legislatore concilia gli interessi dei soggetti che presentano atti della procedura elettorale con l’interesse delle professioni al rispetto delle reciproche competenze – si legge nella sentenza – Anche in altre ambiti il ​​legislatore stabilisce, secondo una discrezionalità tipica dell’indirizzo legislativo, e come tale insindacabile, la ripartizione delle competenze tra avvocati e notai quanto al potere di firma autenticata, limitando l’istruttoria ad un atto che partecipa alla stessa natura giuridica di il mandato come quello per cui si tratta di un processo, cioè la procura per il contenzioso, gli avvocati hanno il potere di autenticare la sottoscrizione della procura speciale per il contenzioso se apposta a margine o in calce al ricorso a cui si riferisce, e solo ai notai il potere di autenticazione della procura speciale separata e del procura generale. Pertanto, in conclusione, non si può affermare che l’attuale regime differenziato sia frutto di un presidio legislativo o di uno scarso coordinamento delle regole intervenute nel tempo, sembrando piuttosto il risultato di una espressa scelta consapevole e discrezionale, frutto di un equilibrio di interessi, che non appare manifestamente irragionevole, e che non crea oneri eccessivi per i cittadini”.

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