Notizie Italia

Pugno duro di Putin: centinaia di dimostranti arrestati, pene severe ai disertori

Il pugno duro di Vladimir Putin colpisce manifestanti e disertori. In 32 città in tutta la Russia sono oltre 700 arresti effettuati in un solo giorno in manifestazioni di protesta contro la mobilitazione dei riservisti decretato questa settimana dal presidente russo. Manifestazioni che si sono diffuse rapidamente, scatenando la reazione della polizia, con la maggior parte dei detenuti – circa la metà – nella sola Mosca. Lo riferisce l’Ong Odv-Info, confermando così che le autorità russe non intendono tollerare il “no” gridato in piazza, dopo i 1.400 arresti in tutto il Paese avvenuti già mercoledì, lo stesso giorno dell’annuncio di Putin sulla mobilitazione. Questo è il nuovo passo dell’offensiva contro l’Ucraina, che si conferma un’operazione a tutto campo e su cui Kiev denuncia metodi di reclutamento poco trasparenti.

“Nelle regioni di Zaporizhzhia e Kherson, le autorità di occupazione hanno iniziato a informare gli uomini in età di leva che hanno rinunciato alla cittadinanza ucraina e hanno ricevuto passaporti dalla Federazione Russa”, ha affermato il ministero della Difesa ucraino. La comunicazione ufficiale di una legge firmata da Putin che, si spiega, facilita accesso alla cittadinanza russa per i cittadini stranieri servizio nell’esercito russo. In particolare, il testo prevede che gli stranieri arruolati nell’esercito russo possano richiedere la cittadinanza russa senza presentare un permesso di soggiorno, riferisce Tass. Si specifica una procedura alla quale possono accedere gli stranieri che hanno firmato un contratto con l’esercito russo da almeno un anno. Una facilitazione, appunto, nella fiction di Mosca. Un tratto secondo Kiev.

La Russia non torna indietro e al momento sembra puntare tutto sulla mobilitazione, al punto da annunciare un’altra legge, questa esplicitamente punitiva, con pene più dure per chi diserta, per chi si arrende o per mancata comparizione al servizio militare: da cinque a 15 anni di reclusione. Che Mosca stia cercando di alzare l’asticella lo dimostra anche la sostituzione del suo massimo responsabile della logistica: Il generale dell’esercito Dmitry Bulgakov è stato sollevato dalle sue funzioni di Vice Ministro della Difesa e sostituito dal generale Mikhail Mizintsev, che gli ucraini ricordano come “il macellaio di Mariupol” per i devastanti attacchi che ha condotto contro la città sul Mar Nero e il comportamento brutale contro la popolazione civile durante l’assedio. Nel frattempo, si aspetta di sentire, forse presto, l’intervento di Putin sulla nuova linea strategica e tattica della Russia, visto che una fonte parlamentare ha detto a Ria Novosti che il presidente russo potrebbe parlare all’Assemblea federale il 30 settembre.

Inoltre, secondo alcune indicazioni di stampa, Putin potrebbe sfruttare quell’occasione per prendere atto l’annessione dei nuovi territori dopo i cosiddetti “referendum” nelle aree occupate dell’Ucraina, fino al 27 settembre, considerata “una farsa” dalla comunità internazionale. Un’evoluzione il cui impatto in queste ore si calcola anche nei chilometri di code per entrare in Georgia dal confine russo: c’è una coda di dieci chilometri, riporta la Bbc, con alcuni che hanno detto di aver aspettato più di 20 ore per passare. Anche il traffico al confine tra Finlandia e Russia è aumentato e dalla scorsa settimana il numero di russi che vogliono attraversare il confine è raddoppiato, secondo le autorità di Helsinki.

Nelle foto gli arresti effettuati dalla polizia russa a Mosca durante le manifestazioni

© Tutti i diritti riservati

Related Articles

Back to top button