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Produzione agroalimentare: «coltivare» la protezione

Il 2021 è stato il decimo anno più caldo per il nostro Paese dal 1800. Il dato del 2021 si inserisce peraltro in un trend di temperature in costante ascesa, con un aumento di circa 0,45°C per decennio dal 1800 a oggi. Sono gli ultimi dati forniti da Ismea (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare) nel Rapporto diffuso alla fine di un mese di maggio, che nel 2022 fa pensare a un nuovo anno record per caldo e siccità.

Il cambiamento climatico in atto incide sempre più fortemente sulle colture e su tutto il comparto agro-industriale. Recentemente Coldiretti ha evidenziato come nel 2021 l’attività agricola è stata sconvolta dall’andamento climatico anomalo e ha stimato in oltre 2 miliardi i danni solo computando quelli consumati direttamente nelle campagne, senza considerare quindi gli effetti sull’indotto dell’intera filiera. Nel 2021 la siccità ha limitato le produzioni in diversi ambiti territoriali (in particolare in Toscana, Umbria, Marche, Emilia-Romagna e Puglia), in un’annata pregiudicata, relativamente ad alcune colture, anche da fenomeni di gelo tardivo verificatisi nel periodo compreso tra fine marzo e metà aprile.

La filiera agroindustriale

Il sistema agro-alimentare italiano è uno dei cardini dell’economia nazionale. Dall’analisi dell’Annuario dell’agricoltura italiana 2019 del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria emerge che l’intero sistema agro-alimentare valeva oltre 522 miliardi di euro considerando tutte le sue componenti (agricoltura, agroindustria, servizi legati al cibo), pari a oltre il 15% del Pil italiano, come media degli ultimi anni.

Già nella prima fase emergenziale del Covid-19 l’agricoltura, insieme ai settori a valle della catena agro-alimentare, è stata considerata come attività essenziale, conservando un livello di operatività tale da mantenere stabile il suo contributo alla formazione della ricchezza nazionale. Nel complesso, agricoltura e industria alimentare rappresentano la componente predominante del sistema della bioeconomia italiana, con un peso congiunto di oltre il 63% sul fatturato totale, stimato dal Crea in poco meno di 317 miliardi di euro. Tale valore colloca l’Italia, insieme a Germania e Francia, in una posizione di leadership a livello europeo.

Il sistema agro-alimentare italiano rappresenta, inoltre, il vero motore delle esportazioni raggiungendo, nel 2021, un valore di 52 miliardi di euro (+11% rispetto al 2020). A concorrere al risultato sono soprattutto le esportazioni dell’industria alimentare, che hanno registrato un valore pari a oltre 44 miliardi di euro (+11,6% rispetto al precedente anno). Anche la componente agricola presenta un segno positivo (+8,8% rispetto al 2020).

Solo il 10% si protegge

Ce ne sarebbe abbastanza per immaginare la necessità di coprirsi con polizze assicurative ad hoc, a fronte di questa rischiosità crescente. Eppure, il numero di aziende assicurate resta relativamente contenuto – complessivamente circa 74.000 unità a fronte di più di 770.000 aziende agricole beneficiarie di pagamenti della Pac – come rilevato da Ismea, circa il 10% (il valore assicurato copre tuttavia oltre il 20% del valore della produzione agricola relativa alle sole coltivazioni vegetali). La sottoassicurazione che si registra anche nel settore agricolo – si sa che l’Italia è purtroppo un Paese generalmente poco propenso ad assicurarsi contro i rischi – finisce per minare uno dei comparti produttivi più importanti.

In considerazione della rilevanza strategica che il settore agricolo riveste nel nostro Paese, il sistema pubblico destina in favore dell’agricoltura dei contributi pubblici volti proprio a incentivare il ricorso a strumenti di gestione del rischio da parte degli agricoltori. Se questi ultimi decidono di assicurarsi, possono ottenere un contributo pubblico fino al 70% del costo della polizza, se la copertura assicurativa rispetta determinate condizioni fissate dal Piano di Gestione del rischio emanato annualmente dal Ministero delle Politiche agricole e forestali.

Ma si tratta di agevolazioni che non hanno prodotto molto. Nel 2021 sono cresciuti del 5% i valori assicurati (pari a un totale di 8,9 miliardi di euro). Il modesto interesse per le coperture assicurative è in parte riconducibile a una scarsa cultura assicurativa; in parte al fatto che il sistema delle agevolazioni condiziona fortemente la domanda assicurativa, poiché l’agricoltore è ragionevolmente portato a richiedere una polizza con le caratteristiche e i requisiti necessari per ottenere il contributo, con l’aggiunta di una estrema rigidità dei pacchetti assicurativi previsti dal Pgra (Piano di gestione dei rischi in agricoltura).

Il sistema delle agevolazioni è agganciato a coperture assicurative che prevedono combinazioni di rischio prefissate. Una situazione che risulta poco flessibile, poco “customer oriented” e non sempre corrispondente alle concrete preferenze degli agricoltori. Un’offerta meno vincolata e più libera consentirebbe alle compagnie di modulare le coperture in base alle effettive necessità degli agricoltori e incentiverebbe questi ultimi a coprirsi anche contro rischi a oggi non coperti, permettendogli in tal modo di godere di una maggiore protezione. Al contempo questa diversificazione del rischio consentirebbe al settore di sviluppare un’offerta più completa.

La soluzione innovativa: le polizze parametriche flessibili

Visto il modesto ricorso all’assicurazione da parte degli agricoltori e in considerazione dell’aumento della frequenza e della severità degli eventi climatici avversi, è sempre più sentita l’esigenza del settore di fare ricorso a soluzioni assicurative innovative, quali le polizze parametriche.

A partire dal 2017 sono state introdotte nel Piano di gestione del rischio in agricoltura, tra le polizze sperimentali, le polizze indicizzate o index based (polizze parametriche) definite come “contratti assicurativi che coprono la perdita di produzione assicurata per danno di quantità e/o qualità a seguito di un andamento climatico avverso, identificato tramite uno scostamento positivo o negativo rispetto a un indice biologico e/o meteorologico. Il relativo danno sarà riconosciuto sulla base dell’effettivo scostamento rispetto al valore del suddetto indice”. Anche su queste polizze è concesso un contributo fino al 65% della spesa ammissibile, se la copertura assicurativa è conforme alle condizioni fissate dal Piano stesso.

Le produzioni assicurabili con polizze index based sono incrementate nel corso degli anni. Secondo quanto stabilito dal Piano di gestione del rischio in agricoltura 2022, sono assicurabili con polizze index based le produzioni zootecniche dei bovini e delle api e i rischi di mancata produzione di latte e di miele per eventi meteoclimatici, nonché le produzioni di cereali, foraggere, oleaginose, pomodoro, agrumi, cucurbitacee, uva da vino, nocciolo ed olive a fronte dei rischi da andamenti climatici avversi e, in abbinamento, da avversità catastrofali, di frequenza ed accessorie previste dal Piano stesso.

Le polizze parametriche sono utili per coprire rischi normalmente non assicurabili, come strumento complementare alla polizza tradizionale o ancora quando la copertura classica risulta particolarmente onerosa. Presentano, inoltre, numerosi vantaggi rispetto alle coperture tradizionali in quanto godono di una maggiore flessibilità. Mediante il ricorso a tale tipologia di polizza, inoltre, si possono tenere in considerazione le peculiarità del settore consistenti nel fatto che gli eventi climatici influiscono in modo differente sulla produzione agricola a seconda di quando essi si manifestano rispetto al ciclo produttivo delle colture. Le polizze parametriche sono, inoltre, caratterizzate da meccanismi di gestione dei sinistri più snelli in quanto l’indennizzo viene erogato automaticamente al superamento di un parametro prefissato e ciò comporta conseguentemente una riduzione dei costi amministrativi nonché del contenzioso.

Nel nostro Paese, già da alcuni anni, le compagnie offrono questo tipo di prodotti anche se al momento la maggior parte delle polizze parametriche disponibili sul mercato sono «ibride», prevedendo un sistema di funzionamento parametrico solo relativamente a determinate garanzie mentre per altre permangono le forme di risarcimento tradizionali. L’auspicio del settore è che i finanziamenti pubblici destinati alla sperimentazione vengano incrementati e che l’assicurabilità con polizze index based sia estesa a tutte le tipologie di colture. A livello mondiale, in relazione al comparto agricolo, questa tipologia di prodotti è maggiormente diffusa.

Un fondo mutualistico contro gli eventi catastrofali

A fronte della crescente esposizione al rischio di catastrofi naturali, la legge di Bilancio 2022, a valere sulla PAC 2023-2027, ha istituito un Fondo mutualistico nazionale a copertura degli eventi catastrofali ai danni delle produzioni agricole, operativo dal primo gennaio 2023. Il Mipaaf (Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali) a tale scopo ha previsto stanziamenti per oltre 645 milioni di euro fino al 2027 per la copertura di eventi quali alluvioni, gelo, brina e siccità, di cui 5 milioni di euro per il 2022 e 128,3 milioni di euro annui dal 2023-2027. Queste risorse saranno integrate con i 250 milioni di euro complessivi previsti per l’aumento del cofinanziamento delle assicurazioni agevolate fino al 2027. Il fondo mutualistico nazionale a copertura dei danni catastrofali alle produzioni agricole nasce con lo scopo sostanziale di fornire una maggior protezione alle aziende agricole e stabilizzare i redditi rafforzandone la resilienza rispetto agli eventi atmosferici estremi. La soluzione proposta può, inoltre, consentire una maggiore sensibilizzazione degli agricoltori ai vantaggi della mutualizzazione e la diffusione della cultura del rischio e della prevenzione nel settore; aspetti di rilievo se consideriamo l’attuale modesto interesse per le coperture assicurative.

Per i danni gravi, intanto, oramai non si può che ragionare in termini di “sistema” con la collaborazione di tutti gli stakeholder. Proprio per questo l’Ania ha già da tempo iniziato delle interlocuzioni con le Organizzazioni del settore agricolo per individuare possibili sinergie. «Nell’ambito del settore agricolo il gap di protezione va colmato non solo trovando soluzioni di partenariato tra pubblico e privato, su cui l’Ania sta lavorando a livello istituzionale, ma anche una maggiore libertà nella definizione dell’offerta che consenta alle compagnie di ampliare le coperture, anche ricorrendo a polizze parametriche, garantendo in tal modo una maggior tutela agli agricoltori. Una maggiore mutualità – sottolinea l’Associazione presieduta da Maria Bianca Farina (nella foto)– consentirebbe, inoltre, alle compagnie di sviluppare un’offerta completa ed efficace e promuovere la diffusione di “coperture di filiera” modulari, dedicate alla protezione degli attori attivi su diverse fasi della filiera agroalimentare».

Il focus: Regioni e prodotti più sostenibili

Le elaborazioni Ismea sulle quote di mercato territoriali confermano il primato delle regioni settentrionali, che per valori assicurati (limitatamente alle polizze agevolate delle colture vegetali) concentrano l’80% del totale nazionale.

Continua invece a rafforzarsi la partecipazione delle regioni del Sud Italia, con il numero di aziende e i valori assicurati cresciuti, rispettivamente, dello 0,7% e del 10,1%. Una dinamica in parziale controtendenza con quella delle regioni settentrionali, dove a fronte di una crescita dei valori assicurati (+5,5%) si è riscontrata una leggera diminuzione (-0,2%) del numero di aziende. Nel Centro Italia gli andamenti sono apparsi negativi sia in relazione ai valori (-12%) sia al numero di aziende assicurate (-9,9%).

La mappa regionale

La graduatoria regionale delle polizze agevolate delle colture vede comunque in testa il Veneto, con una quota del 20%, seguito dall’Emilia Romagna con un altro 16,8% dei valori assicurati. Supera il 15% la Lombardia, mentre le incidenze del Trentino-Alto Adige e del Piemonte sono quasi equivalenti, attestandosi rispettivamente all’11,6 e all’11,2 per cento del totale nazionale. Le prime quattro regioni concentrano il 64% del mercato assicurativo agricolo agevolato. Al Sud il primato resta alla Puglia, sesta nella classifica nazionale con più del 6% di incidenza, seguita a distanza da Sicilia e Abruzzo, che insieme cumulano però una quota pari al 2,4%. Infine, le rimanenti Regioni meridionali singolarmente non arrivano a rappresentare l’1% del valore assicurato totale nazionale 2021.

Il portafoglio prodotti

A livello di portafoglio prodotti si evidenzia una prevalenza di contratti sulle uve da vino, seguite da mele, riso, pomodoro da industria, mais e actinidia, prodotti che nel complesso rappresentano oltre il 70% dei valori assicurati totali. L’analisi dei dati disaggregati per le diverse colture conferma il primato dei prodotti a forte propensione all’export, riaffermando così l’importanza e la selettività dello strumento assicurativo a tutela e rafforzamento del «made in Italy». In particolare, in riferimento alle uve da vino, che nel 2021 hanno superato i 2 miliardi di valori assicurati, in crescita del 4,7% sul 2020. Le mele mantengono la seconda posizione nella graduatoria per prodotto con più di 700 milioni, pari a una crescita del 5,2% rispetto al 2020, seguite dal riso con oltre i 500 milioni di euro (+18%). Fanno infine registrare valori significativi anche il pomodoro da industria e il mais da granella, rispettivamente con 474,7 milioni di euro (+16%) e 432,3 milioni (+12,4%). Questi ultimi due prodotti sono cresciuti non solo per valori ma anche in termini di superfici assicurate, con incrementi delle estensioni coinvolte nella campagna 2021 pari rispettivamente a +9,1% e +3,7% sul 2020. Anche uva da vino e riso hanno fatto registrare incrementi delle superfici assicurate seppure in misura più contenuta (+1% in entrambi i casi sul 2020).

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