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Parità euro-dollaro: dall’energia al turismo, ecco chi guadagna e chi perde

L’euro è sceso sotto la pari con il dollaro, toccando ieri mattina 0,999 dollari per poi risalire a 1,005 contro il biglietto verde. Non succedeva da circa vent’anni. Il trend è alimentato da diversi fattori tra cui le rinnovate tensioni energetiche tra Russia e Ue e il costante rafforzamento del dollaro, trainato anche dagli aggressivi rialzi dei tassi decisi dalla Federal Reserve, la banca centrale americana.

Ecco le principali conseguenze in una scheda.

Esportazioni più facili

Avere una valuta debole significa poter esportare più facilmente i propri prodotti verso paesi che acquistano, invece, con una valuta forte. Ciò contribuisce a rendere le imprese europee più competitive, ma al netto dell’inflazione, il cui rialzo rischia di annacquare l’effetto cambio. Nello specifico, gli Stati Uniti sono il terzo mercato di destinazione dell’export italiano, per un valore di 61 miliardi di dollari. I settori trainanti nel 2021 sono stati la meccanica, la moda, gli accessori e l’agroalimentare.

Importazioni più costose

L’altra faccia della medaglia è rappresentata dalle importazioni più costose, perché chi acquista lo fa con una valuta più debole. Questo vale per chi acquista prodotti hi-tech made in USA, ma anche per le aziende che utilizzano forniture statunitensi o comunque scambiate in dollari. Ci sono già stati aumenti dei prezzi dell’energia. Ma di certo il rafforzamento del dollaro sull’euro non aiuta, ad esempio, per l’acquisto del petrolio: il prezzo del barile è sempre stato fatto con il “biglietto verde”. A ciò si aggiunge il fatto che, per compensare le minori forniture di gas russo, l’Italia, ad esempio, ha previsto maggiori importazioni di gas liquido dagli Stati Uniti.

Viaggia negli USA più economico, più turisti in Italia

Anche qui lo stesso argomento vale per le importazioni e le esportazioni. Viaggiare e fare shopping negli Stati Uniti saranno meno convenienti ma, al contrario, visitare l’Italia e fare shopping nel Bel Paese sarà più conveniente per i turisti americani. E questo, vista la forte ripresa dei flussi turistici e il sostegno che garantiscono a diversi settori della nostra economia, può rappresentare un vantaggio.

Investimenti in dollari

Per coloro che nell’Eurozona hanno investito in attività finanziarie denominate in dollari, il rafforzamento del biglietto verde non è necessariamente una cattiva notizia. Ovviamente l’impatto dipende dal tuo portafoglio di investimenti e, soprattutto, dal momento in cui entri nel mercato. Per fare un esempio: chi ha convertito 1.000 euro in dollari un anno fa, quando il cambio era di 1,18 dollari per 1 euro, ottenendo così 1.180 dollari, beneficerà oggi della conversione in euro perché, con il cambio attuale alla pari, ottenere circa 1.180 euro.

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