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Omicron 5, spunta un nuovo sintomo che compare prima di febbre e mal di gola

Aumentano i casi di coronavirus e aumentano i contagiati da Omicron 5. La sottovariante sta prendendo sempre più il sopravvento ed è frequente un nuovo sintomo che si avverte prima dell’insorgenza di febbre e mal di gola.

Omicron 5, casi in aumento

Come si evince dal bollettino quotidiano, i dati sono sempre in crescita e questo conferma che si tratta della versione più contagiosa del virus. Purtroppo anche la curva dei ricoveri e dei decessi è in lenta salita e per far fronte a questa crescita le autorità hanno anche dato il via libera alle autorità alla quarta vaccinazione per gli over 60, in attesa dei sieri anti-Omicron che dovrebbero vedere la luce in autunno. .

Omicron 5, i sintomi

I sintomi più comuni di Omicron 5 sono febbre, anche alta ma di solito solo per pochi giorni, congestione nasale, mal di gola e affaticamento. Problemi meno frequenti ai bronchi e ai polmoni, perdita del gusto e dell’olfatto. Ci sono altri sintomi già presenti dal giorno zero dell’infezione e sono dolori muscolari e articolari.

Omicron 5, il nuovo sintomo

Ci sono sempre più pazienti che lamentano mialgia, soprattutto alle gambe, sindrome delle gambe senza riposo. I dolori sono localizzati alle ginocchia, alle cosce e ai polpacci ma non vengono immediatamente segnalati al medico di famiglia. Insorgono prima dell’inizio della febbre e del mal di gola, ma non vengono presi in considerazione dai pazienti.

Omicron 5, lungo Covid in pochi casi

Secondo uno studio condotto al King’s College di Londra, Omicron 5 provoca sempre meno spesso il Covid lungo. Gli scienziati britannici hanno scoperto, utilizzando i dati raccolti tramite l’applicazione di monitoraggio Zoe, che le probabilità di sviluppare la sindrome post-infezione sono molto diverse dal passato. Tra i cittadini del Regno Unito, durante l’attuale onda Omicron, è stata riscontrata un’incidenza di Covid lungo tra il 20% e il 50% inferiore rispetto al periodo in cui la variante dominante era il Delta. Tuttavia, l’età (più bassa ora) e lo stato di vaccinazione (più popolazione che ha ricevuto siero) influiscono.

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