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Musumeci convoca la giunta d’urgenza: dimissioni anticipate domani all’Ars

Nello Musumeci ha convocato il consiglio per mezzogiorno. In quel momento comunicherà ai consiglieri che ha deciso di dimettersi. Un passaggio informale che servirà anche a lanciare una valanga di provvedimenti di fine mandato, chiudendo così tutte le ultime pratiche ancora aperte nei dipartimenti.
Oggi Musumeci chiederà per lettera a Gianfranco Micciché di convocare l’Ars in seduta straordinaria per “comunicazioni del presidente”. La stessa procedura che hanno seguito sia Cuffaro che Lombardo quando hanno rassegnato le dimissioni nel 2008 e nel 2012.
In realtà, Gianfranco Micciché ha già convocato l’Ars. Ieri sera al termine della seduta in cui è stata approvata però la maxi manovra da 911 milioni, il presidente dell’Ars ha convocato l’aula per domani alle 11. Ma da Palazzo d’Orleans filtra che non può essere quella volta X in cui Musumeci comunicherà ufficialmente le sue dimissioni. In quel momento il governatore sarà a Catania per la posa della prima pietra della nuova cittadella giudiziaria. Allo stesso modo, da Palazzo d’Orleans filtra che, sempre domani, il governatore dovrà essere a Ribera alle 19 per un’altra inaugurazione. Così nella lettera Musumeci chiederà a Micciché di programmare la seduta per le sue dimissioni nel primo pomeriggio.
A quel punto partirà il conto alla rovescia per la votazione anticipata, fissata per il 25 settembre insieme alle Politiche. E contemporaneamente scatteranno i termini di legge che scadranno in questa fase: le liste dovranno essere presentate tra il 24 e il 25 agosto, appena quattro giorni dopo la scadenza delle liste politiche.
Musumeci scommette su questo tempismo, che vede in Forza Italia, Lega, Mpa e centristi attriti per l’individuazione del suo successore. La proposta di Miccichè, che ha lanciato Stefania Prestigiacomo, non scalda gli alleati. E non a caso ieri all’appello all’unità del candidato in pectore non ha risposto nessuno, nemmeno dai banchi di Forza Italia.
MPA e UDC giocano in parallelo in questa fase che influenza gli accordi sulla candidatura presidenziale. I centristi sono obbligati a trovare spazio nelle liste dei partiti nazionali, tra cui i Regionali, per impedire che il traino delle politiche ai simboli di Salvini, Meloni e Berlusconi li penalizzi facendo loro fallire la barriera del 5%.
In questo dipinto Musumeci starà alla finestra. Certi, però, di un posto nell’elenco dei Fratelli d’Italia alla Camera o al Senato e della promessa di Meloni: un ruolo da sottosegretario nel prossimo governo. Ma il punto è che con le dimissioni anticipate il governatore fa l’ultima mossa a cui aggancia le residue speranze di essere riconfermato alla presidenza della Regione. Speranze, va detto, davvero residuali.

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