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Montallegro fa ricorso contro un impianto rifiuti: «Troppo vicino alle case e al bosco»

Il Comune di Montallegro ha presentato ricorso al TAR di Palermo per chiedere l’annullamento delle autorizzazioni per ilimpianto integrato per il trattamento e il recupero della frazione organica dalla raccolta differenziata che Catanzaro Costruzioni vuole realizzare nel territorio comunale.

Il sindaco Giovanni Cirillo, assistito dall’avvocato Girolamo Rubino ha presentato ricorso ai giudici amministrativi perché la distanza di 3 chilometri dal centro abitato non verrebbe rispettata, come previsto dalla delibera dell’assessore alla carica del 30 giugno dello scorso anno. Inoltre, secondo quanto si legge nel ricorso, «le autorizzazioni rilasciate alla Catanzaro Costruzioni sono illegittime in quanto l’impianto dovrebbe essere realizzato nel raggio di 200 metri dal vicino bosco. L’articolo 10 della legge regionale 16/1996, infatti, stabiliva chiaramente il divieto di edificazione di nuove costruzioni all’interno delle fasce forestali”. Articolo che ancora in vigore nonostante la legge regionale 2 del 3 febbraio 2021 avesse disposto l’abrogazione del divieto. Legge 2 impugnata dinanzi alla Corte costituzionale dalla presidenza del consiglio dei ministri I giudici della Suprema Corte lo scorso 3 giugno hanno dichiarato l’illegittimità costituzionale della legge regionale che aveva abrogato il divieto nelle fasce forestali.

La Corte Costituzionale, infatti, ha ritenuto che «lo scopo della norma abrogata era, evidentemente, quello di offrire sostanziale tutela dei boschi e dei boschi della Regione, oltre alle aree di rispetto, attraverso la fissazione di rigide regole di non edificazione dei beni forestali, da un lato, e, dall’altro, attraverso la prescrizione del rispetto da parte degli strumenti urbanistici comunali di limiti minimi per il ritiro di fabbricati dal confine di boschi e fasce forestali. L’eliminazione di tale regime di tutela sostanziale, destinato ad operare anche in assenza di pianificazione paesaggistica e comunque anche condizionante quest’ultima, comporta l’illegittimità costituzionale della normativa che lo istituisce, per due distinti motivi, entrambi imputabili allo svuotamento, in la sua assenza, adeguate forme di concreta tutela dei beni paesaggistici in questione”.

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