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Manifestazione dei nigeriani, esplode l’ira: «Perché nessuno ha reagito?»

Doveva essere un presidio per ricordare la vittima, ma si è trasformata in una vera e propria protesta anche con un blocco del traffico, fatto più volte. La comunità nigeriana è scesa in piazza questa mattina (30 luglio), a Civitanova Marche, esprimendo rabbia per la morte della loro connazionale, Alika Ogorchukwu, 39 anni, uccisa ieri pomeriggio al centro da Fiilippo Claudio Giuseppe Ferlazzo, perché ha chiesto con insistenza il elemosina.

Lungo corso Umberto I, luogo dell’omicidio, un centinaio di persone ha gridato “giustizia, giustizia” mostrando una foto del morto e una della violenta aggressione. Insieme a loro c’erano la moglie della vittima, il loro bambino e una nipote, oltre a diversi cittadini italiani.

Alcuni nigeriani se la sono presa con il leader della Lega Matteo Salvini e la sua battaglia contro gli immigrati. “Esci, Salvini – gridavano – esci subito, tu che non vuoi immigrati, esci, esci”. L’area è stata presidiata dalla polizia per tutta la durata della manifestazione che non era stata autorizzata ed è nata spontaneamente. I manifestanti hanno bloccato il traffico lungo il percorso e non hanno nemmeno fatto passare i vigili del fuoco con una sirena. La polizia è dovuta intervenire per consentire il passaggio dei mezzi di soccorso.

Momenti di tensione quando due persone, a piedi, si sono scagliate contro la protesta. L’onda della folla li rincorreva, qualcuno gridava “razzisti”. Dai manifestanti anche rabbia per “l’indifferenza dei cittadini”, che non erano intervenuti mentre ieri l’aggressore finiva Alika a mani nude. “Voglio indagare su quest’uomo e chiedergli perché ha ucciso un padre di famiglia. Voglio giustizia per mio marito, voglio giustizia perché mi ha lasciato solo», le frasi ripetute come un mantra dalla moglie della vittima, Charity Oriachi, presente al presidio. La coppia si è salutata al mattino presto, alla stazione di San Severino Marche, dove lei lavora come addetta alle pulizie. “Prendi un croissant”, gli aveva detto, porgendolo e preoccupandosi che suo marito lo mangiasse. È stato l’ultimo gesto d’amore di Charity. Doveva prendere il treno per raggiungere la costa.

In Corso Umberto I furono collocati dei fiori dove morì Alika e diversi appunti. In uno c’era scritto “ferma il razzismo”, in un altro “mi vergogno per chi ti ha fatto questo” e in un altro ancora “domandiamoci dove è andata a finire l’umanità”. Una delegazione di Nigeriani e Charity è stata ricevuta dal sindaco Fabrizio Ciarapica che si è offerto, in qualità di Comune, di pagare i funerali di Alika.

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