Notizie Italia

Le ossa dei soldati morti a Waterloo usate per sbiancare lo zucchero

Dietro la gloria si nasconde l’orrore, dietro l’epopea la sete di guadagno degna del più brutale degli idioti o del più cinico dei mercanti. Per loro non ci fu pietà, anche quando morirono, a causa delle circa 40.000 vittime di quel giorno di orribile massacro che fu la battaglia di Waterloo non rimase praticamente nulla. Niente, assolutamente. Nemmeno dissolto nel terreno della piana dello scontro, che già sarebbe stato qualcosa. No: disciolto nel tè degli inglesi, nel caffè degli austriaci imperiali, nei dolci delle pasticcerie di Berlino e perfino in quelle di Parigi. L’Europa divorò se stessa ei suoi figli, leccandosi i baffi; chissà se qualcosa è finito anche sui tavoli dei banchetti di quella bolgia di tradimenti e galanteria che fu il Congresso di Vienna.
I tempi di produzione, inoltre, sarebbero stati quelli giusti perché la barbabietola da zucchero, tra nascere, crescere ed essere trasformata, richiedeva alcuni mesi. E per essere lavorato, per dare uno zucchero bianco come il marmo delle statue del Canova, serviva una cosa: polvere d’ossa, finemente macinata.

Ora, immaginate un campo sconfinato coperto dai corpi in decomposizione di decine di migliaia di soldati: sarà convenuto che lo smaltimento è un grosso problema, soprattutto perché ci sono anche le carcasse dei cavalli. Eppure, nella piana di Waterloo, i resti di uomini e bestie sono sempre stati trovati pochi, come se fossero scomparsi nell’empireo.
Una discreta scoperta risale a un paio di mesi fa, ad opera di un gruppo di archeologi. Un gruppo di una decina di scheletri, spesso frammentati e incompleti. Alla domanda dove fossero tutti gli altri resti, hanno trovato la risposta. E la risposta ti fa accapponare la pelle.
In parole povere, la gente del posto, per anni e anni, ha rubato quei corpi scavandoli e usando quelle ossa per sbiancare lo zucchero di barbabietola. Inizialmente si pensava alla produzione di fertilizzanti, soprattutto in Inghilterra, poi sono emerse altre testimonianze.
Dissotterrato e venduto all’industria dello zucchero: ecco la fine di chi gridava “Merde!” di fronte al destino e alla resa, e se Napoleone è oggi agli Invalides, chi cadeva sotto i colpi di un cannone carico di mitragliatrice, in quel giugno 1815, veniva impiegato per scopi vagamente antropofagi.

L’indagine, alla quale hanno partecipato anche il professore di Archeologia all’Università di Glasgow Tony Pollard e lo storico tedesco Robin Schafer, ha permesso il ritrovamento di decine di documenti negli archivi belgi, francesi e tedeschi. Segno che la cosa era, se non di pubblico dominio, almeno ben nota. Se non accettata, almeno tollerata seppur con un indignato inarcamento del sopracciglio. Ma, più che una storia di barbarie, dietro c’è una storia di interesse: mercantilista, commerciale, protoindustriale.
Sì, perché sono gli anni della prima rivoluzione industriale, della prima competizione tra i mercati, delle prime sinergie tra campagna e industria. Sono soprattutto gli anni in cui la barbabietola rischia di essere soppiantata dalla canna da zucchero: la prima nell’Europa continentale, la seconda nelle Antille britanniche. Non potevamo permetterci di perdere posizioni sul mercato, a qualunque costo. Così, dice lo storico belga Bernard Wilkin, capo dell’Archivio di Stato di Liegi, vicino a Waterloo “la barbabietola ha sostituito il grano”. E l’industria dello zucchero si basava sul filtraggio dello sciroppo di barbabietola, attraverso un elemento che a questo punto è inutile ricordarsi di cosa si tratta.

Ossa, ossa economiche per rendere dolce e immacolato il delizioso percolato: i contadini della zona, consapevoli del valore delle ossa e sapendo dove si trovavano le fosse comuni, scavate e macinate, poi rivendute. E l’Europa della prima rivoluzione industriale prosperò battendo la concorrenza delle colonie d’oltre Atlantico. Wilkin riferisce inoltre che “i viaggiatori hanno riferito di aver visto i corpi dissotterrati, i parlamentari hanno denunciato il traffico di ossa marce e il sindaco di Braine l’Alleud, una cittadina vicino a Waterloo, ha avvertito con cartelli che le esumazioni erano vietate e punibili”. Non c’è modo.
Già nel 1879, quando il concerto delle nazioni europee aveva dimenticato il Congresso di Vienna e si era dedicato alla prima Conferenza di Berlino, il quotidiano tedesco Prager Tagblatt suggerì l’uso del miele per addolcire i cibi. Non per altro, per evitare il rischio che “gli atomi del tuo bisnonno si dissolvano nel tuo caffè del buongiorno”. I racconti più crudeli dei fratelli Grimm che hanno trovato realizzazione. Inoltre, si stima che nel 1834 i resti di ossa vendute dal Belgio alla sola Francia ammontassero a 350 tonnellate. Nel giro di pochi anni le ossa di Napoleone sarebbero arrivate anche in Francia, ma sarebbero state accolte, con tutti gli onori, agli Invalides.

© Tutti i diritti riservati

Related Articles

Leave a Reply

Your email address will not be published.

Back to top button