Notizie Italia

Il racconto dell’alluvione: «È stato uno tsunami, vedevamo le auto galleggiare»

“Non è stata un’alluvione ma uno tsunami”. Il sindaco di Barbara, uno dei comuni più colpiti dell’anconetano, Riccardo Pasqualini, con le mani sui fianchi, spalanca gli occhi davanti al ponte che collega il paese alla Provincia Corinaldese mentre i vigili del fuoco ispezionano la parte bassa e il fiume letto quasi asciutto fino a ieri. Sul ponte, parti di barriere, uno spesso strato di fango, rami e alberi ad alto fusto che i vigili del fuoco stanno tagliando con una motosega per ripristinare il traffico sono crollati mentre una lince rossa trascina via pezzi di tronchi.

Uno scenario di fango che a Pianello di Ostra ha danneggiato decine e decine di case, provocando anche vittime. «Sono qui per aiutare mio fratello Mariano – racconta Massimo – è dovuto salire sul tetto per salvarsi e la sua casa è piena di fango. L’acqua è arrivata al piano di sopra. Qui non si sono visti aiuti». Claudio è seduto davanti casa con un cane e un gatto: «Li ho portati con me sul tetto. Sono sceso quando l’acqua è scesa: siamo salvi».

Due amici, Salvatore e Valeria, cercano di sdrammatizzare: hanno apparecchiato un tavolo davanti casa mentre cercano di ripristinare la difficilissima situazione “Ci aiutiamo a vicenda – dice Salvatore – ma nessun aiuto si è visto”. «Cerco di salvare alcuni vestiti dei miei figli – aggiunge Valeria -. Piano piano si ripartirà, sono cose alle quali si può rimediare, ad altre non si può rimediare».
La Nevola gonfia dalle piogge, in località Barbara, ha superato l’altezza del ponte nei pressi del Corinaldese, arrivando ai balconi del primo piano delle case. L’alluvione ha lasciato morti, dispersi, danni. Ruscelli come fiumi, borghi isolati, decine di persone salvate sui tetti e trasportate con barche da rafting, casello di Senigallia chiuso. Strade bloccate nella zona, tante strade impraticabili, ponti impraticabili, mezzi dei vigili del fuoco e della protezione civile che da stasera lavorano incessantemente, problemi di segnale telefonico, internet e blackout. Prima del ponte, una casa a due piani con vetri rotti al piano terra. Qui Erina, 75 anni, è morta cercando di chiudere le finestre.

“Ho visto la morte”, dice sconvolto ad Ansa Vale, 41 anni, di origine albanese. Nella sua casa vive con la figlia piccola, la compagna, il nonno e la compagna Erina che è morta. «La mia compagna lavorava e io ieri stavo riposando, io ero a casa – ricorda Vale, scalza e con i piedi infangati -, altrimenti sarebbero morti anche mio nonno e mia figlia. Ci siamo salvati salendo al piano di sopra».

In una casa vicina, l’abitante ricorda: “In un attimo tutto fu allagato. Abbiamo visto le macchine galleggiare fuori. Abbiamo salvato la cosa e siamo saliti al piano di sopra. Ci siamo buttati sul letto per mezz’ora, sono esausta». Dietro casa, a poche centinaia di metri, un’altra villa gialla dove ieri sera Simone Bartolucci, 23 anni, sua madre Brunella Chiù, 56, e sua sorella Noemi, 17, partivano in macchina per sfuggire alla furia del fiume. «Stavamo partendo per l’allerta – racconta Simone -, il fiume me le ha portate via davanti agli occhi». Fu portato via dalla corrente ma riuscì ad aggrapparsi a una grande pianta. “Sono stato lì due ore prima che ce l’avessi fatta.”

Tra Castelleone di Suasa ad Arcevia, madre e figlio – Silvia Mereu, 56 anni, farmacista, soccorsi, e il figlio Mattia Luconi, di soli 8 anni, scomparso – travolti in auto su un ponte sommerso da fango e legno. Un residente della frazione Ripalta si fa strada nel fango: “Vado con la mia ragazza a cercare un generatore, siamo isolati, non abbiamo luce”.
Danni enormi anche per aziende tra cui il Molino Paolo Mariani di Barbara, allagato, con «serbatoi che giravano nell’acqua come un vortice e 1,5 metri d’acqua – denuncia Danny Mariani, figlio del titolare -. È stato uno tsunami, incredibile se non lo vivi».

Il sindaco di Barbara non sa spiegare la forza e la velocità dell’onda, parla con il presidente della Provincia Daniele Carnevali, anche lui sul posto. “Le piogge? No, secondo me – ipotizza il sindaco – era come se qualcosa ostruisse il corso del fiume, che andava dai 3 ai 60 metri, poi si “sbloccò”, come il crollo di una diga, venne il mondo giù in un attimo. Un tonfo, poi l’onda. Non è stata un’alluvione ma uno tsunami. Responsabilità? Stiamo risolvendo la situazione, vedremo dopo».

© Tutti i diritti riservati

Related Articles

Leave a Reply

Your email address will not be published.

Back to top button