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Guerra e crisi energetica, a rischio la ripresa. Confindustria Sicilia: «Previsioni non felici»

La guerra e la crisi energetica mettono a rischio la ripresa nel biennio 2022-2023. Questo è quanto emerge dal PM Rapporto RegionaleI 2022, ideato da Confindustria e Cerved, in collaborazione con Unicredit e Gruppo 24 Ore.

Lo studio conta di il conflitto russo-ucraino e il persistere di aumenti di prezzo sul mercato delle materie prime e analizza l’esposizione delle PMI italiane ai rischi climatici, ambientali e di transizione nelle diverse regioni. Li avevamo analizzato trend e prospettive di 160mila aziende italiane che, impiegando tra i 10 e i 249 dipendenti e con un fatturato compreso tra 2 e 50 milioni di euro, rientrano nella definizione europea di piccola e media impresa e generano un valore aggiunto complessivo di 204 miliardi di euro.

“Nell’ultimo anno, dopo la piaga del Covid 19, piccole e medie imprese siciliane hanno dovuto affrontare non solo le conseguenze di pandemia ma anche esso shock legato al conflitto tra Russia e Ucraina e tu hai aumento dei prezzi dell’energia e delle materie prime. E le previsioni non sono felici”, è il commento di Alessandro Albanesepresidente di Confindustria Sicilia.

“È estremamente probabile che il processo di risanamento delle PMI si arresta – sottolinea Albanese -, con intensità diverse a seconda di come evolveranno la situazione geopolitica internazionale e le risposte europee e nazionali. La stessa tenuta del sistema è in bilico e per questo è necessario mettere in atto azioni diversificate, volte a sostenere la competitività delle imprese, che rappresentano il vero motore della ripresa”.

«Tra le principali proposte abbiamo individuato il rinnovo della moratoria legale per le PMI – spiega il numero 1 di Confindustria Sicilia -; un intervento strutturato per la capitalizzazione e il rafforzamento della struttura finanziaria delle imprese, su cui risultano ancora deboli le misure fiscali finora previste (ACE, credito DTA e aggregazioni); l’utilizzo di strumenti quali la leva fiscale o il rafforzamento dei sistemi di garanzia a sostegno delle emissioni obbligazionarie e di altri strumenti di debito per favorire la crescita dimensionale delle imprese; la proroga del ‘credito d’imposta per la quotazione delle PMI’ e lo sviluppo della finanza alternativa”.

“In sintesi, è necessario creare condizioni migliori e strumenti più efficaci per rafforzare la struttura finanziariala capitalizzazione delle imprese e – conclude Albanese – rilanciare i propri investimenti, per accompagnarle un percorso di crescita e innovazione che coinvolge anche il capitale umano”.

Le regioni del Sud hanno subito gli effetti della pandemia con minore intensità rispetto al resto del Paese – si legge nel Rapporto Pmi -, grazie ad una specializzazione produttiva maggiormente concentrata nei settori meno colpiti dalla crisi, come l’agroalimentare e l’edilizia, e per il maggior peso nella struttura economica dei servizi di prossimità (es. distribuzione alimentare), colpiti da vincoli e in forte ripresa nel 2021. Al Sud, dove prevale la dimensione del rischio di credito e di transizione, Il 29,4% delle PMI presenta almeno un rischio, mentre il Nord-Ovest è l’area con l’incidenza complessiva più bassa (22,7%). Analizzando i debiti finanziari, l’incidenza maggiore si registra nel Nord-Est (39,9% dei debiti finanziari con almeno un rischio), seguito dal Centro (39,6%), dal Sud (33,9%) e dal Nord-Ovest (27, 1%)”.

“Occorre quindi creare condizioni migliori e strumenti più efficaci per rafforzare la struttura finanziaria e la capitalizzazione delle imprese e rilanciare i loro investimenti – si legge nel Rapporto PMI -, per accompagnare le aziende in un percorso di crescita e innovazione che coinvolge anche il capitale umano, rafforzando la formazione e la riqualificazione professionale per adattare le competenze ai forti accelerazione nell’uso delle nuove tecnologie, in particolare del digitale”.

“I maggiori costi energetici subiti dalle imprese stanno producendo effetti preoccupanti sulla loro resilienza e sulla loro capacità di continuare a produrre. E questo è un problema che assume dimensioni ancora più preoccupanti per le PMI, rispetto alla quale sono sono necessari interventi straordinari ma anche strutturali per accompagnarli nella transizione energetica e ambientale. Sono questioni che devono e possono trovare risposte nella politica di coesione territoriale 2021-2027, in particolare nei piani operativi delle Regioni, oltre che in alcuni piani operativi nazionali”.

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