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Gela, confiscati un ovile e altri beni a Trubia: era il reggente del clan Emmanuello

Merce da mezzo milione di euro sono stati sequestrati a un imprenditore di Gela, Maurizio Trubia, 50 anni. La confisca è stata effettuata dalla Questura della Questura di Caltanissetta, a seguito di decreto della Sezione misure di prevenzione del Tribunale. La misura fa parte delle misure preventive a carico dell’imprenditore.

Alcuni beni registrati alla moglie e alla famiglia sono attribuibili a Trubia. La confisca riguarda un allevamento di pecore e capre e dell’intero complesso aziendale, 15 terreni e 4 fabbricati, tutti in zona Gela, 2 depositi a risparmio e 2 conti correnti. Dalle indagini è emerso che il valore dei beni era sproporzionato rispetto al reddito dichiarato e all’ulteriore reddito legittimo, «dovendo quindi concludere – si legge nella nota della Questura – che essi erano frutto di attività illecite e costituiti, in in ogni caso, il loro riutilizzo”.

Nel novembre 2019 l’assessore di Caltanissetta aveva avanzato una proposta di sequestro dei beni che è stata poi disposta dal tribunale di Caltanissetta. Trubia, già sottoposta a vigilanza speciale di pubblica sicurezza con obbligo di permanenza nel comune di residenza, pluripregiudicata per diverse tipologie di reato, è stata indicata da numerosi collaboratori di giustizia come soggetto appartenente al clan Emmanuelloin cui avrebbe tenuto il ruolo di reggente dalla morte del boss Daniele Emmanuello, avvenuta nel 2007, assumendo anche il ruolo di coordinatore degli affari del clan.

Trubia è stato condannato a otto anni di reclusione per associazione di tipo mafioso nel luglio 2010, condanna confermata in appello e diventata irrevocabile nel settembre 2013. Sempre, con sentenze irrevocabili, è stato condannato per ricettazione, detenzione e porto di armi da fuoco, furto e pascolo illegale.

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