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È morto Eugenio Scalfari: fondò L’Espresso e Repubblica, fu il primo direttore-manager dell’editoria italiana

Muore Eugenio Scalfari. Lo scrive Repubblica nella sua edizione online e sui social. “Ciao Eugenio, un secolo di giornalismo e passione civile”, si legge in un tweet di Ezio Mauro, ex direttore del quotidiano. Fondatore della Repubblica, Scalfari nasce a Civitavecchia il 6 aprile 1924. In Senato si osserva un minuto di silenzio.

Per molti fu “il Fondatore” o anche “Barbapapa”, per via della barba patriarcale, che unita al suo carattere deciso e vivace era parte integrante del suo carattere. Ambizioso, autorevole, di acuta intelligenza, portava a decidere in prima persona sempre su tutto: questi sono i pregi e allo stesso tempo i difetti di Eugenio Scalfari che lo portarono a trasformare il giornalismo italiano. Giornalista e molto altro, regista e molto altro, prima di scoprire la vocazione per la filosofia che lo ha portato anche a dialogare con papa Francesco su temi altissimi e contingenti.

Alto e basso furono alcune delle caratteristiche della sua esperienza di vita, puntando sempre in alto senza disdegnare la lotta politica, culturale, anche teologica. Nato a Civitavecchia il 6 aprile 1924, Scalfari è stato il primo direttore-direttore dell’editoria italiana, padre di due creature editoriali, L’Espresso e Repubblicanati dal nulla ma che in pochi anni non solo hanno raggiunto l’apice della diffusione, ma hanno anche lasciato un segno indelebile nella storia del paese.

Dopo la giovinezza a Sanremo, dove ebbe Italo Calvino come compagno di scuola al liceo, iniziò a scrivere su alcune riviste fasciste, per poi essere espulso perché considerato un agguato. Nei primi anni ’50 si comincia con il mondo di Pannunzio e l’europeo di Arrigo Benedetti. Nel ’55 con quest’ultimo fonda L’Espresso, il primo settimanale investigativo italiano. Scalfari vi opera nel duplice ruolo di direttore amministrativo e collaboratore per l’economia. E quando Benedetti gli lascia il timone nel ’62, diventa il primo regista-direttore italiano, una figura assolutamente inedita per l’Italia dell’epoca. Questo doppio ruolo sarà poi anche uno dei fattori di successo di Repubblica.

L’Espresso intanto conquista un ruolo importante per il suo coraggio, le indagini, le battaglie civili. Dopo l’inchiesta su immobili, adulterazioni alimentari, poteri nella grande editoria, Scalfari promuove, spesso conducendole personalmente, inchieste sulla nazionalizzazione dell’energia elettrica, lo scandalo Federcorsorzi, fino alle rivelazioni scritte con Lino Jannuzzi sui tentativi di colpo di Stato di De Lorenzo (’64) che ha avuto pesanti ripercussioni nella vita politica italiana. Scalfari viene additato come uno dei principali nemici della Dc, di Montedison, di Iri.

Proprio sulla scia della campagna sul caso Sifar-De Lorenzo, il Psi gli propone una candidatura in Parlamento che lo porta a diventare deputato nel ’68. La sua carriera parlamentare dura solo una legislatura, mentre i suoi editoriali domenicali sono stati un appuntamento fisso per decenni. In quegli anni iniziò il gelo con Bettino Craxi che sfociò poi nella dichiarata ostilità reciproca circa Repubblica negli anni ’80 (il suo libro risale al 1984 L’anno di Craxi con il controverso sottotitolo o di Berlinguer?).

Repubblica è la seconda grande impresa di Scalfari, una sfida per creare un giornale dielite e massa che il “Fondatore” dirige e controlla a tutti gli effetti. Quella di Repubblicaa, tuttavia, non è una conclusione scontata. Dopo un anno di attività vende 70mila copie con un pareggio di 140mila, rischia la chiusura, ma negli anni Ottanta inizia un’escalation che porta il quotidiano in formato tabloid a vendere più di 500mila copie. Nel 1986, per la prima volta, sorpassando in edicola sulla Corriere della Sera e, secondo alcuni, alla fondazione di una specie di partito politico, il “partito della Repubblica” che negli anni Ottanta si distinse per gli attacchi a Craxi e per il feeling con la DC di De Mita e il Pci di Berlinguer.

Segue poi una stagione di vicissitudini proprietarie con il tentativo di scalare il giornale dell’eterno avversario Silvio Berlusconi, terminato in tribunale con il Lodo Mondadori. Fase che porta finalmente al consolidamento della posizione acquisita. Negli anni ’90 Scalfari inizia a mollare la presa, dopo aver lasciato il Consiglio di Amministrazione e aver più volte annunciato l’intenzione di lasciare la guida, saluta Repubblica che nel frattempo ha cambiato la sua grafica.

“Vi lascio rosmarino per ricordi, violette per pensieri”: è con queste parole che il 3 maggio 1996 si congeda dopo “venti anni, tre mesi e 2 giorni” da Repubblica tra le lacrime e gli applausi dei suoi redattori. Scalfari – che cede il passo a Ezio Mauro, ma resta editorialista del quotidiano – ora vuole sperimentare quello che sa fare come individuo senza più ruoli di sorta “anche perché – dice salutando i colleghi di piazza Indipendenza – qualsiasi altro ruolo per chi ha diretto questo giornale è marginale».

Negli ultimi anni si è dedicato soprattutto alla scrittura, a volumi come l’autobiografia uscita in occasione del suo 90° anniversario nel 2014 allegata al giornale. Scalfari non ha mai avuto paura di confrontarsi con le divinità tutelari della filosofia moderna. Da Pascal a Montaigne, da Voltaire a Kant, da Nietzsche a Hegel (in Incontro con me) affronta i temi cari all’Illuminismo (in Alla ricerca della moralità perduta). Nel suo primo romanzo, Il labirintouscito nel ’98, sono stati il ​​rapporto tra sentimenti e ragione, il ruolo che il pensiero gioca nell’esistenza quotidiana dell’uomo e il contrasto tra aspirazioni profonde e realtà sono stati i temi al centro della sua riflessione, poi sviluppata in L’uomo che credeva in Dio, Per l’alto mare, La mia anima sta tremando Eros, La passione dell’etica, Amore, sfida, destino.

Papa Francesco ha risposto al suo discorso su fede e laicità, che si è sempre dichiarato ateo, con una lettera alla Repubblica pubblicata l’11 settembre 2014. L’incontro diventa libro nel 2019, L’unico Dio e la società moderna. Incontri con Papa Francesco e il Cardinale Carlo Maria Martini.

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