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Draghi si dimette, Mattarella verso lo scioglimento delle Camere

Il presidente del Consiglio Mario Draghi ha rassegnato le dimissioni, ha preso atto il presidente della Repubblica Mattarella e ha convocato i presidenti delle Camere per il pomeriggio al Quirinale sulla base dell’articolo 88 della Costituzione che regola lo scioglimento del Parlamento. Il governo resta in carica per occuparsi di attualità. La crisi di governo arriva al suo epilogo, all’indomani della sfiducia di Lega, Fi e M5s. Draghi ha annunciato alla Camera la sua intenzione di salire al Quirinale alla luce del voto del Senato. Il premier è stato accolto alla Camera dagli applausi dei deputati del centrosinistra. “A volte vengono usati anche i cuori dei banchieri centrali, grazie per questo e per tutto il lavoro che abbiamo svolto insieme in questo periodo”, ha detto.
Il mercato sente la crisi del governo. Alta tensione per lo spread, salito a 232 punti, con un balzo di 19 punti rispetto alla chiusura di ieri, per poi risalire a 220 punti. Il rendimento del 10 anni italiano sfiora il 3,6% (3,58%), con un incremento di 21 punti. Intanto le borse europee mostrano nervosismo e oscillano tra parità e territorio negativo, in attesa delle decisioni della BCE che annuncerà il rialzo dei tassi e lo scudo anti-spread.

I poteri del governo uscente: decreti nessun disegno di legge

Un governo dimissionario resta in carica “per la composizione dell’attualità” per garantire la continuità amministrativa in quanto il Paese non può rimanere senza una guida. Tra le sue facoltà vi sono atti di straordinaria necessità e urgenza, come decreti legge se necessari e atti definiti “indefettibili” o obbligatori per uno Stato. Sono invece preclusi tutti gli atti caratterizzati dalla discrezionalità politica, come le cambiali (a meno che non siano legati ad obblighi internazionali).
A entrare nel merito di ciò che il governo Draghi, dopo le dimissioni del premier, potrà fare è il costituzionalista Francesco Clementi: «Primo: l’esecutivo potrà firmare i decreti legge se occorre. Le Camere, infatti, anche se sciolte, sono appositamente convocate per la conversione. (Il rischio, però, è che non ci sia conversione a causa di una situazione parlamentare particolarmente polarizzata e pre-elettorale). In questo contesto è possibile l’accisa annunciata per la fine del mese. Secondo – prosegue -: dovrà compiere gli ‘atti immancabili, ovvero quegli obblighi dettati da un meccanismo automatico: l’Italia, ad esempio, non può smettere di pagare il debito pubblico. Terzo: può e deve emanare tutti i decreti legislativi attuativi delle deleghe già approvate dal Parlamento, che costituisce una parte importante dell’attuazione del PNR. Quarta – spiega il professore -: deve fare tutto ciò che permette alla macchina amministrativa del Paese di funzionare, ad esempio non si può smettere di fare passaporti… La quinta facoltà è stata introdotta durante la crisi del governo Gentiloni: l’attuazione della Comunità legge e obblighi europei».
Clementi annuncia inoltre che tra pochi giorni dovrà essere emanata una direttiva della Presidenza del Consiglio dei ministri, che definirà concretamente gli ambiti di intervento del governo uscente. «Dentro, come spiegato sopra, ci saranno soluzioni a 4 emergenze: economica, pandemica, sociale e quella legata alla guerra. Da qui – sottolinea -, agli impegni che l’Italia ha preso con i suoi alleati per sostenere l’Ucraina, includendo eventualmente il prossimo decreto sulle armi”. D’altra parte, essendo esclusi “tutti gli atti politici come disegni di legge e richieste politiche, saranno preclusi anche gli atti discrezionali”.

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