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Covid, l’infettivologo Mazzola: «Il picco a fine luglio, poi un calo e in autunno nuova risalita»

È iniziata quasi un mese fa, non accenna a diminuire e «non ha ancora raggiunto il suo picco, che potrebbe forse arrivare a fine luglio. Poi, come già accaduto nelle altre ondate epidemiche, dovremmo assistere a un progressivo calo, fino al prossimo autunno, quando è probabile una ripresa». Giovanni Mazzola, direttore della UOC Malattie Infettive dell’ospedale Sant’Elia di Caltanissetta, membro del direttivo Simit, Società Italiana Malattie Infettive e Tropicali, e della task force chiamata dalla Regione per studiare la realizzazione delle “nuvole” ospedaliere “, traccia così descrive l’attuale accelerazione e possibile evoluzione del SarsCov2 in Sicilia, sottolineando subito che “un conto sono i contagi, che sono in evidente aumento, e un altro sono i preoccupanti casi Covid, pazienti gravi, che, al contrario, in questi il le ultime settimane non sono aumentate.’

Ma i ricoveri dei positivi continuano a crescere: significa questo che tra i pazienti ci sono più asintomatici e paucisintomatici che sintomatici?

“Esatto, è ancora così, ed è per questo che le “nuvole” sono molto necessarie: serviranno per curare meglio tutti i contagiati che sono entrati in ospedale per patologie non legate al Covid. Certo, la polmonite ha non scomparso nel nulla: registriamo ancora episodi, ma pochissimi e tutti che coinvolgono soggetti non vaccinati o fragili, persone con gravi comorbidità, come malati di cancro e persone immunodepresse”.

Quindi Omicron 5, pur essendo più contagioso delle altre sottovarianti di Omicron, non è in realtà più aggressivo e patogeno?

«Così sembra, anche se manca ancora una documentazione scientifica che possa dirlo con assoluta certezza. D’altronde è difficile stabilire se un ceppo virale sia più aggressivo di un altro quando il campione di riferimento è una popolazione con un’alta incidenza di persone vaccinate».

Che cosa significa? Questo significa che Omicron 5 non buca i sieri anti-Covid disponibili?

«Certo che no: i nostri vaccini, sebbene calibrati sul ceppo originale SarsCov2, proteggono comunque da tutte le sue mutazioni, almeno da gravi malattie. L’importante è completare la campagna vaccinale. Infatti chi non ha ancora effettuato la terza dose del vaccino e ha già la seconda “scaduta”, è più a rischio di sviluppare sintomi respiratori rispetto a chi ha ricevuto il richiamo. Detto questo, anche in una popolazione come quella siciliana, dove ci sono ancora migliaia di persone che, pur potendo assumere la terza dose, non l’hanno ancora fatta, il tasso di immunità è ancora alto, perché SarsCov2 ha circolato molto e tra i non vaccinati. , o tra coloro che non hanno completato l’iter vaccinale, molti sono comunque immunizzati naturalmente dopo il contagio – probabilmente anche senza saperlo, asintomatici – e più aumenta l’incidenza delle persone immunizzate, più il virus perde la sua aggressività».

Contro Omicron 5 restano efficaci anche gli antivirali?

«Sì, perché agiscono direttamente sul nucleo virale. Cambia la situazione per gli anticorpi monoclonali: la loro efficacia nel contrastare le nuove varianti della famiglia Omicron è stata significativamente ridotta. Tuttavia, continuiamo a somministrarli su alcuni soggetti fragili, rispetto ai quali gli antivirali possono avere controindicazioni. In ogni caso, la terapia monoclonale può portare benefici a questo target di persone”.

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