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Asp Agrigento, ex direttore generale e dirigente a giudizio: avrebbero minacciato i precari

Minacce a diciassette medici, infermieri e paramedici per convincerli a rinunciare alle azioni civili per danni contro l’Azienda sanitaria provinciale di Agrigento. L’ex direttore generale Salvatore Lucio Ficarra, ora responsabile dell’ASP di Siracusa, e il direttore delle Risorse Umane Loredana Di Salvo finiscono a processo per violenze private in concorso, ma alcune mancate notifiche a un difensore azzerano tutto e ricominciano da capo il procedura.

Il pm della Procura di Agrigento, Paola Vetro, ha disposto la citazione. In sostanza, trattandosi di reati con pena non superiore a 4 anni, non si tiene l’udienza preliminare ma il pubblico ministero ordina direttamente il processo. Stamattina era stata fissata la prima udienza davanti al giudice unico Fulvia Veneziano. La difesa ha evidenziato che sia la notifica dell’avviso di conclusione delle indagini sia il successivo provvedimento di citazione non sono stati notificati ad uno degli avvocati indicati, con la conseguenza che la procura, alla quale sono stati restituiti gli atti, ora dovrà istruire il nuovo processo.

I fatti al centro della vicenda risalgono a dicembre 2016. Diciassette “offese” individuate, ma si tratta di un reato perseguibile d’ufficio, tanto che nessuno di loro ha sporto denuncia per questi fatti, ma il l’atto d’accusa è raggiunto al termine di un processo complesso. L’indagine, che ha ipotizzato anche altri reati, tra cui abuso d’ufficio, è stata avviata sei anni fa a seguito delle denunce di un sindacato, sollecitato da un’infermiera registrata, che denunciava irregolarità gestionali e favoriti vari.

Tra i tanti segmenti di indagine, poi in gran parte archiviati, scaturiti dalle denunce, uno riguardava una lettera, un modulo prestampato che era stato sottoposto a medici e altri paramedici precari che, in sostanza, sarebbero stati obbligati a firmare allo stesso momento del rinnovo dei contratti. Così il direttore generale dell’ASP e il responsabile delle Risorse Umane «con una minaccia – è l’accusa della pm Paola Vetro – consistente nell’aver proposto il mancato rinnovo del contratto di lavoro interinale, li ha costretti a rinunciare al azioni civili per danni connessi alla durata del rapporto di lavoro mediante l’imposizione della sottoscrizione di un modulo di rinuncia prestampato e sotto minaccia di mancato rinnovo».

Gli imputati dei due imputati, gli avvocati Antonino Gaziano e Rosa Salvago, prima dell’eventuale apertura del processo, potranno chiedere una sentenza abbreviata o un patteggiamento.

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