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A Natale del ’91 Cosa nostra stabilì chi eliminare, non solo Falcone e Borsellino

“L’incontro degli auguri di Natale del 1991 si svolge prima del 13 dicembre. Si conoscevano i nomi delle persone da eliminare, riferì Antonino Giuffrè: Falcone, Borsellino, Salvo Lima, Martelli e Mannino. Giuffrè rimase colpito da quell’incontro perché il tempo delle chiacchiere era finito ed era necessario agire. È stato etichettato come l’incontro della resa dei conti. Dopo le parole di Riina c’è stato silenzio assoluto». Lo ha detto il procuratore generale Antonino Patti, durante la sua incriminazione nel processo che si tiene presso la Corte d’assise d’appello di Caltanissetta, contro Matteo Messina Denaro, accusato di essere stato tra gli istigatori di Capaci e di via D’Amelio e condannato a ergastolo di primo grado. Il PG si concentrò anche sulla missione romana, quando un commando lasciò la Sicilia per eliminare Giovanni Falcone e Maurizio Costanzo. Da tempo Riina aveva in programma di assassinare Falcone.

“Messina Denaro è stata la principale e non esecutrice delle stragi del ’92”

«L’accusa a Matteo Messina Denaro è di aver deliberato, insieme ad altri mafiosi regionali, che ricoprivano la stessa carica, le stragi. Quindi abbiamo a che fare con un mandante, non con un esecutore testamentario». Lo ha detto il procuratore generale Antonino Patti che oggi ha iniziato la sua rinvio a giudizio nel processo che si tiene presso la Corte d’assise d’appello di Caltanissetta, contro Matteo Messina Denaro, accusato di essere stato tra gli istigatori delle stragi del 1992 a Capaci e in via D’Amelio.

In primo grado Messina Denaro è stato condannato all’ergastolo. «L’imputato – ha proseguito Patti – è entrato a far parte di un organismo riservato direttamente a Totò Riina, il gruppo chiamato Super Cosa. L’attività deliberativa e organizzativa di Messina Denaro a favore delle stragi inizia a svolgersi nell’ottobre del 1991, in concomitanza con gli incontri in provincia di Enna. Chi è Matteo Messina Denaro? Sicuramente è un mafioso. Ha quattro condanne per 416bis, riferite a tempi diversi. È sicuramente un assassino perché dalla fedina penale risulta che è stato condannato per sette stragi e una ventina di omicidi».

Per Brusca era il capo della provincia di Trapani

In un altro passaggio dell’atto d’accusa, il procuratore generale Antonino Patti ha detto: “Giovanni Brusca, interrogato sul potere esercitato nella provincia di Trapani dirà:” il capo ufficiale era Francesco Messina Denaro, ma già quando ricopriva questo ruolo, il formale gli incarichi e l’esecutivo erano ricoperti dal figlio Matteo. Svolgeva le funzioni di capo della provincia perché o parlava direttamente con il padre o si assumeva la responsabilità di quanto deciso”».

Rapporto di totale fiducia tra Riina e Messina Denaro

«C’era un rapporto di totale e reciproca fiducia – ha proseguito il procuratore generale – tra Totò Riina e Matteo Messina Denaro. La relazione iniziata negli anni ’80 non ha mai avuto nessun momento di attrito o rottura. Anche dopo le stragi di Matteo Messina Denaro, dopo l’arresto di Riina, ha continuato ad esercitare la sua egemonia. Il potere di Riina era così forte che non si trattava di mettere Matteo Messina Denaro a capo della provincia di Trapani, nonostante nel ’91 avesse appena 29 anni. Era una sua creatura, con buona pace di Mariano Agata che non poteva rappresentare il futuro. Messina Denaro aveva la fedina penale pulita, sconosciuta alla polizia – diventerà latitante solo il 2 giugno 1993 – e in quel momento libero di muoversi. Matteo è stato capace sul piano criminale e Riina ha capito che la pasta era quella giusta».

L’accusa proseguirà il 27 ottobre nella stanza del bunker del carcere Malaspina di Caltanissetta.

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