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Processo Borsellino, il pm: le stragi di mafia coincisero con altri interessi

«La strage di via D’Amelio avviene 57 giorni dopo quella di Capaci ed è avvenuta in un momento storico che ha prodotto effetti devastanti per l’organizzazione mafiosa. Se è un fatto oggettivo e inconfutabile che questi tempi non coincidano con i tempi dell’organizzazione mafiosa, è altrettanto oggettivo che coincidano con altri interessi». Lo ha detto il pm Stefano Luciani nell’atto di accusa sul processo sul ‘deviamento delle indagini sulla strage di via D’Amelio che si celebra a Caltanissetta. e il dopo. Qual è la narrazione che viene dalle dichiarazioni di Vincenzo Scarantino e quella giunta poi da Gaspare Spatuzza? La versione data da Vincenzo Scarantino e quella di Gaspare Spatuzza sulla fase esecutiva della strage di via D’Amelio sono quasi Quello che non troverete nella versione di Scarantino – ha sottolineato il rappresentante dell’accusa – è la presenza dell’individuo all’interno del garage di via Vi llasevaglios non conosciuto da Gaspare Spatuzza e da lui individuato come possibile soggetto esterno all’associazione mafiosa. Cosa convince che questo sia uno dei punti focali della storia? Mi riferisco – ha sottolineato il pm Luciani – alle dichiarazioni rese di recente dal collaboratore di giustizia Maurizio Avola, che sono un altro depistaggio e che ci rammarichiamo che non siano state introdotte in questo processo». Il pentito catanese affermò di essere presente al momento della strage in via D’Amelio e di avergli dato il segnale a Graviano, segnalando l’arrivo del magistrato e della sua scorta e poi allontanandosi con in mano una borsa con la scritta carabinieri. Ricostruzione a cui la Procura di Caltanissetta non ha mai creduto e non ha trovato prove

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