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Licata, menomazioni subite durante il parto: l’Asp liquida il risarcimento

La compagnia assicurativa aveva già pagato oltre 205.000 euro dopo la sentenza del tribunale. Dopo la sentenza della corte d’appello di Palermo – e dopo che l’ASP ha deciso di non impugnare la sentenza in Cassazione – è stata disposta la liquidazione di ulteriori 145.564 euro. Un pagamento che, però, “non equivale ad acquiescenza – scrivono dall’Azienda sanitaria provinciale – e che ha l’unico ed esclusivo scopo, visto il provvedimento notificato, di evitare altri ed ulteriori costi di avvio dell’azione esecutiva”. In esecuzione della sentenza del tribunale di Agrigento, come confermato dalla Corte d’Appello, è stato quindi disposto il risarcimento del danno a favore di una coppia che esercita la potestà genitoriale sulla figlia minore.

Era la metà di giugno del 2014 quando l’Azienda sanitaria provinciale riceveva in data 20 novembre 2013 una richiesta di risarcimento per danni consequenziali alle menomazioni denunciate prima e dopo il parto. Si è verificato un parto presso il reparto di ostetricia e ginecologia dell’ospedale San Giacomo d’. Passo Alto di Licata. L’avvocato dei coniugi, che ha anche tentato la via della mediazione, ha chiesto, a nome dei suoi assistiti, ovviamente, la liquidazione – a titolo di risarcimento del danno – di 520mila euro, ovvero la condanna al pagamento della somma maggiore o minore da quantificare in sede di giudizio. Saltata la mediazione, la sentenza di primo grado – che, di fatto, innanzi al tribunale – si è conclusa il 23 febbraio 2019. E il giudice della città dei Templi, accogliendo in parte le richieste dei coniugi, ha condannato l’azienda sanitaria, in solido e in solido con un medico, al pagamento di 193.939 euro, oltre al pagamento di 8.250 euro a titolo di spese processuali.

Un mese dopo – e la prima udienza è stata a settembre 2019 – la citazione è arrivata dinanzi alla Corte d’Appello di Palermo, per ottenere la riforma integrale della sentenza impugnata, dopo aver chiesto la sospensione dell’efficacia esecutiva della sentenza di primo grado. L’Azienda sanitaria provinciale ha dato mandato all’avvocato di fiducia. La Corte d’Appello di Palermo ha parzialmente accolto l’istanza di sospensione dell’efficacia esecutiva della sentenza di primo grado. La compagnia di assicurazione, a giugno 2020, nonostante la parziale sospensione dell’efficacia esecutiva e la pendenza del giudizio di secondo grado, ha eseguito la sentenza del tribunale di Agrigento e pagato 205.564 euro a favore dei coniugi.

A fine marzo di quest’anno, la seconda sezione civile della Corte d’Appello ha respinto il ricorso principale proposto dal medico e quello incidentale, confermando l’impugnata sentenza del tribunale della città dei Templi. L’azienda sanitaria ha quindi proceduto all’adempimento spontaneo e alla liquidazione di ulteriori 145.564 euro.

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