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Addio a Trintignant, mostro sacro del cinema francese

Era un simbolo della Francia, del suo teatro e cinema Jean-Louis Trintignant, morto oggi a 91 anni. Nato nella minuscola cittadina francese di Piolenc in Provenza l’11 dicembre 1930, ha avuto una carriera lunga oltre 70 anni, un vero mostro sacro, la cui vita privata è stata segnata da tanti drammi, primo fra tutti quello della morte violenta della figlia Marie uccisa dal compagno Bertrand Cantat nel 2003.

Si era ufficialmente ritirato dalle scene nel 2018, annunciando quasi con nonchalance che doveva combattere un tumore che gli stava risucchiando le forze. «Nei primi giorni ho deciso di combattere – ha detto – ma poi sono diventato un po’ pigro, mi seguo e aspetto. Non mi sento più al sicuro, ho sempre bisogno di qualcuno che mi sostenga e soprattutto mi sento vecchio e inutile». Invece nel 2019 aveva ceduto alla chiamata del suo vecchio amico Claude Lelouch di tornare insieme ad Anouk Aimè e per l’atteso ritorno dei personaggi di “Un uomo e una donna” che nel 1966 furono insigniti della Palma d’Oro e al successo mondiale di Trintignant. Il Festival di Cannes ha applaudito «The Best Years of Our Lives», a metà tra finzione e confessione pubblica, ma c’era un po’ di tristezza nascosta dallo scintillio dei bagliori sul red carpet.

L’inimitabile pilota romantico Jean-Louis di “Un uomo e una donna” è nato a Piolenc. Suo padre è un piccolo industriale, figlio e nipote di una famiglia di piloti che non nascondono le sue simpatie socialiste: gioca nella Resistenza e poi sarà sindaco del Paese. La madre è una robusta signora della piccola borghesia, sposatasi per matrimonio combinato, protagonista di una storia d’amore con un soldato tedesco che segnerà il rapporto con il marito e la prima infanzia del figlio testimone delle liti del genitori ed è spesso costretta a vestirsi da donna per assecondare il desiderio della madre che voleva una figlia dopo il primogenito. La signora Trintignant – le diceva Jean-Louis – è appassionata e romantica, ama la tragedia, adora Racine e lo incoraggia a recitare da ragazzo nella messa in scena locale de “L’Arlesienne”. Studente di giurisprudenza, Trintignant si recò a Parigi e trovò i suoi primi ruoli a teatro, ma nel 1955 fece le sue prime prove al cinema: tre film in un anno tra cui «E Dio creò la donna» con Brigitte Bardot per la regia di Roger Vadim . Il successo del film si riflette anche in lui, Vadim lo ricorda per “Dangerous Liaisons”, i produttori lo usano come merce di scambio per frequenti coproduzioni con l’Italia. Sbarca poi a Cinecittà per «Estate violenta» (1959) di Valerio Zurlini, il mitologico «Antinea» e infine, quasi per caso, Dino Risi lo sceglie per affiancare Vittorio Gassmann ne «Il sorpasso» (1962).

Nella sua carriera Trintignant ha interpretato oltre 120 ruoli, ha recitato con i più grandi (da Cavalier a Costa Gavras, da Bertolucci a Scola, da Robbe-Grillet a Chabrol, da Rohmer a Deray, da Truffaut a Kieslowski), fino a Michael Haneke che lo riportò sul set dopo anni di silenzio dopo la morte dell’amata figlia Marie. In teatro recitò tragedia e commedia, recitò Prè vert almeno 2000 volte, superò tutti gli interpreti della sua generazione e rimase nel cuore degli spettatori per film memorabili. Oltre a “Il sorpasso” e “Un uomo e una donna” non possiamo almeno dimenticare: “Z – l’orgia del potere”, “Metti una serata a cena”, “La mia notte con Maud”, “Il conformista”, “Il Donna della domenica”, “Il deserto dei tartari”, “La terrazza”, “Finalmente la domenica”, “Film rosso” fino al dittico finale “Amour” e “Felice fine”, a più riprese confermando un reciproco amore per il cinema italiano. Ma la costante è quel tratto sommesso, malinconico e gentile che è la sua figura più ricorrente. Costa Gavras gli ha persino indossato un paio di occhiali scuri in “Z” per accentuare il tratto felicemente ordinario della sua presenza. E alla fine si è pentito che in troppe scene Trintignant sembrasse scomparire dallo schermo, intimidito dalla folla. Ma è proprio questo che attrae l’attore: un modo di essere che non appare, che non si fa notare e per questo lo fa diventare intimo con lo spettatore. E ha vinto il premio a Cannes. A Trintignant non piacevano il glamour, i premi, il gossip e per questo si è sempre riconosciuto in registi come Lelouch (che attira l’attenzione su di sé) o la sua prima moglie, Nadine, che è stata la sua prima complice. Per questo amava il teatro più di tutto.

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